«Spiegate il terrore ai bimbi E imparate ad ascoltarli»

Veltroni a Varese tra politica (poca), ricordi e il dramma di Parigi: «Non trattateli da adulti, ma non negate che nel mondo c’è il male»

tra letteratura e cinema per Varese. Giornalista, scrittore, regista e politico, l’ex segretario del Partito Democratico ha partecipato alla presentazione del libro “Ciao”, del quale è autore e del film “I bambini sanno”, che ha diretto, alla Scuola Superiore per mediatori linguistici e al Cinema Teatro Nuovo per la rassegna “Un posto nel mondo”, a cura di Filmstudio90 e Unicef. L’ex sindaco di Roma al futuro sindaco di Varese: «Si è sempre responsabili verso qualcosa o qualcuno di cui si ha cura». E aggiunge: «I sindaci hanno il grande ruolo di rammendare, hanno il filo per mettere insieme le persone, per far capire che ci sono comunità di destino».

Confessa d’aver scritto ora il libro «per due motivi. Il primo è che non ho più responsabilità o ruoli pubblici. L’avessi fatto prima si sarebbe pensato e letto quel che dicevo con una dietrologia classica e inevitabile». «L’altra ragione è che, forse, sono in un tempo della vita in cui rimettere ordine nella stanza. Dopo aver corso come un forsennato, era il momento di dare vita a questo dialogo tra me e mio padre che non abbiamo mai potuto avere». infatti, è scomparso a 37 anni, quando Walter aveva solo un anno. Tra lo spaccato dell’Italia del dopoguerra e l’elaborazione del lutto, Veltroni tratteggia la propria infanzia. «Non sono stato bimbo infelice grazie a mia madre e alla sua capacità di donna. Le donne – non a caso sono un genere superiore -sanno fare tantissime cose diverse dare sicurezza e confortare». I bambini sono il filo rosso che lega libro e lungometraggio. In “I bambini sanno”, Veltroni fa raccontare a trentanove ragazzini fra i nove e 13 anni come vedono la vita. Amore, sessualità, morte, felicità, ogni sfaccettatura del quotidiano s’illumina della luce sincera e commovente dell’infanzia. Ma come si spiega ai bambini il terrorismo? «Non bisogna nascondergli niente. Non si deve far finta, non bisogna occultare. Bisogna spiegare, discutere con loro prenderli sul serio».

«I bambini avranno loro opinioni e bisogna ascoltarle. La cosa peggiore è o enfatizzare drammatizzando e quindi inducendo in loro paura, oppure cercare di camuffare che rischia ancora di generare paura. Bisogna razionalizzare, bisogna spiegare che c’è il anche male nel mondo e che con questo male si è fatto tante volte i conti nella storia e lo si fa nella vita». La speranza non manca nelle parole del regista: «Lo si combatte, lo si vince e quindi bisogna dare da questo punto di vista razionalità e fiducia». Non esiste una ricetta per l’educazione. «Ho sempre avuto l’attitudine di lasciare a ciascuno di vivere il suo tempo. Evitare di chiedere ai bambini di diventare grandi troppo presto, di avere le agende impegnate di troppe attività, consentire di avere il sano tempo per la noia, per la fantasia che è necessario per crescere bene». Sulla carta di identità non ha mai modificato la professione di giornalista e Veltroni ha spiegato perchè oggi, di fronte all’immediatezza della tecnologia sia importante come figura. «I fatti recenti hanno dimostrato quanto ci sia bisogno di una mediazione responsabile. Se si pensa che nelle ore di Parigi sono circolate tante notizie inventate: dal terremoto con i 15mila morti a Tokyo, che fu messo in rete nella notte di venerdì, alla foto falsa di un ragazzo ritenuto responsabile che invece non c’entrava nulla. C’è un grande bisogno di una mediazione giornalistica e di responsabilità ed etica e credo che proprio nelle situazioni di emergenza ci si renda conto di quanto siano necessarie».