Carmina Burana a Varesecon la Filarmonica di Milano

Carmina Burana a Varesecon la Filarmonica di Milano

VARESE Nel 1937 il compositore tedesco Carl Orff musicò alcuni brani de «I Carmina Burana» realizzando un’opera omonima ormai celebre in tutto il mondo. Ed ecco che il Teatro dell’Opera di Milano, diretto dal regista Mario Migliara, la cui precisa volontà è quella di avvicinare un pubblico eterogeneo all’Opera lirica, riportando la cultura italiana del melodramma anche in territori non solitamente toccati, martedì 30 giugno alle 21.30, nell’ambito della kermesse «Estate varesina», approda alla tensostruttura dei Giardini Estensi di Varese con l’opera tra le più “rock” e rivoluzionarie del Novecento. (biglietti: 15, 18.50 e 25 euro. Informazioni, dalle 17 alle 19, allo 0332.24.78.97 o sul

sito del Teatro di Varese, luogo dove si terrà lo spettacolo in caso di maltempo).A dirigere i solisti dell’Orchestra Filarmonica di Milano è Pierangelo Gelmini in un allestimento che vede protagonisti il Baritono Giorgio Valerio, il Soprano Larissa Yudina e il Tenore Filippo Pina Castiglioni. Molti dei brani de «I Carmina Burana» sono ormai entrati nell’immaginario popolare grazie al grande utilizzo che ne hanno compiuto media e cinema, ma prima ancora di essere un’opera musicale, affondano le proprie radici in uno dei più importanti contenitori di testi poetici: il Codex Latinus Monacensis, manoscritto del XIII secolo, attualmente custodito nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera.

TEDESCO E LATINO
I brani sono tutti in latino, fatta eccezione per i 47, scritti in alto tedesco ed hanno argomenti molto diversi tra loro spaziando dagli inni bacchici alle canzoni d’amore ad alto contenuto erotico, dalle parodie blasfeme della liturgia al moralistico rifiuto della ricchezza e alla sferzante condanna alla curia romana. Si era arrivati infatti alla fine della “Goliardia”. Ma quando una produzione caratteristica si va disperdendo, inevitabilmente nasce il rimpianto nell’animo di un qualche nostalgico, il quale avverte il bisogno di salvare delle reliquie del mondo che sta scomparendo. Ed è così che, mentre le condanne conciliari colpivano i goliardi, si commissionava agli amanuensi la raccolta dei frutti sparsi della “poesia clericale”, tutt’altra cosa rispetto all’avanzare della nuova poetica in volgare. Il lavoro musicale è articolato in tre parti, ognuna delle quali tocca un tema della composita raccolta di canti di clerici vagantes medievali: nella prima, quello della primavera e della natura, concepita nel suo senso più pagano; nella seconda, quello del vino. E nella terza, quello dell’amore.

v.colombo

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