La maturazione della frutta quest’anno è in ritardo. Ma sono già quattro i pachistani regolarmente assunti per la raccolta stagionale dei piccoli frutti dell’azienda agricola I mirtilli del Gulliver. Si chiamano Zafer, Omed, Qasim, Raja Amjad. Impiegano dieci minuti per passare in rassegna ognuna delle 500 piantine e cogliere i frutti.
Alla supervisione dei lavori c’è , responsabile dell’azienda: «I pachistani sono bravissimi raccoglitori di piccoli frutti, così come i bengalesi sono eccezionali allevatori. Hanno l’agricoltura nel dna, per questo siamo stati contenti di impiegarli nella raccolta».
Altro che l’anno passato, quando l’opportunità era stata aperta a tutti coloro che lo desideravano, con il risultato che erano più i mirtilli, i ribes e le more che finivano in pancia di quelli che rimanevano nei cestini.
La raccolta la scorsa estate avveniva al sabato e alla domenica ma veniva interpretata più come uno svago che come un lavoro vero. E così quest’anno la scelta è stata di avvalersi di manodopera specializzata straniera.
Raccogliere i frutti è un lavoro di precisione. Si inizia alle 7.30 e si va avanti fino alle 12.30, dal lunedì al venerdì. Non è né difficile, né faticoso, ma bisogna essere delicati e meticolosi. I pachistani arrivano in anticipo e si fermano solo qualche minuto per riposare a metà mattina. L’ultimo frutto cade nel cestino allo scoccare delle 12.30, non un secondo prima.
Qui è meno faticoso
«È una grande opportunità per noi anche adesso che siamo in Ramadan – spiega Zafer – Noi siamo abituati a digiunare nei nostri paesi, dove il termometro sale a 45 gradi. Qui lavorare sotto il sole non è faticoso come in Pakistan».
L’azienda I Mirtilli è la prima “fattoria sociale” della provincia di Varese: si chiama così perché, ad eccezione degli stagionali, vi lavorano persone con un passato difficile, che hanno bisogno di un contesto protetto per rimettersi in gioco.
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