Roma, 4 feb. (Apcom) – Sarà stata la distrazione, o l’alta tensione che da mesi grava sulle scelte di politica economica, fatto sta che oggi il premier britannico Gordon Brown ha violato un tabù finora rigorosamente rispettato da tutti i leader delle economie avanzate: ha parlato di “depressione”, riferendosi allo stato dell’economia mondiale e rievocando così lo spettro di quella disastrosa fase
recessiva che si innescò dopo la crisi del 1929, trascinandosi per un intero decennio. Un errore, secondo quanto si è affrettata successivamente a precisare Downing Street. Ma evidentemente non era proprio una giornata da parole tranquillizzanti, perché poco dopo, oltre Atlantico, il presidente americano Barack Obama non ha esitato a paventare “un disastro” economico se non si approveranno in fretta le misure di aiuto.
Lo scivolone di Brown si è verificato nel bel mezzo di
un’audizione in Parlamento, ed è subito esplosa la polemica con
l’opposizione, che ha chiesto immediati chiarimenti. In una
situazione generale in cui uno degli elemento più critici è la
generale mancanza di fiducia – come rilevato da molti eminenti
osservatori – le frasi del premier Gb, paese che detiene la
presidenza del G20, rischiano di suonare tutt’altro che
rassicuranti. E questo anche se in realtà stava rilanciando
appelli per un rafforzamento della cooperazione internazionale.
“Dovremmo trovare un accordo a livello mondiale su un impulso
monetario e fiscale per portare il mondo fuori dalla
depressione”, ha detto.
Con il termine ‘depressione’, economisti e manuali di storia
inquadrano quel durissimo decennio recessivo che furono gli anni
’30. Non si trattò di una semplice contrazione ciclica
dell’attività economica, ma di una estesa e prolungata
distruzione di valore, che mise in ginocchio le maggiori economie
mondiali di allora, facendo esplodere la disoccupazione e
accompagnandosi da spirali inflazionistiche incontrollabili.
Secondo molti contribuì non poco a far piombare l’Europa prima, e
succesivamente il resto del pianeta, nell’incubo della Seconda
Guerra Mondiale.
Il tema della depressione economica non è stato tabù per gli
economisti, che specialmente di recente hanno dibattuto sulla
possibilità che si ripresenti. Ben più caute sono state le
istituzioni, anche solo ad evocare il termine. Lo ha fatto la
Banca centrale della Spagna, limitandosi però a rilevare che è
solo una ipotesi possibile nel quadro attuale di sfiducia
cronica. L’ha evocata anche il commissario europeo alla
concorrenza, Neelie Kroes, ma solo per affermare, a inzio
gennaio, che le nuove spinte al protezionismo nazionale ricordano
quelle che si registrarono con la depressione degli anni ’30.
I premier dei paesi avanzati si sono finora ban guardati dal
parlare di depressione e tenuto presente l’allarme che rischiava
di innescare, Downing Street si è affrettata a correggere il
tiro. Un portavoce di Brown ha riferito alla Bbc che il premier
non ritiene ci sia una nuova depressione, e ha ammesso che quella
parola potrebbe essergli sfuggita per errore. Non è del resto
nuovo ai lapsus: lo scorso 10 dicembre Brown aveva suscitato
l’ilarità dei parlamentari affermando “abbiamo salvato il mondo”,
per poi correggersi subito dopo e dire “abbiamo salvato le
banche”.
D’altra parte, proprio ieri, il presidente Usa Obama non ha
esitato a mettere in guardia da una “catastrofe” economica “se
non si agirà in fretta” con “provvedimenti urgenti”, spronando i
parlamentari a varare le misure salva economia. Appelli lanciati
durante una conferenza stampa congiunta con il segretario al
Tesoro Timothy Geithner, alla Casa Bianca.
Tutto questo mentre nuovi dati, relativi al settore
terziario, hanno confermato la gravità del quadro dell’economia.
Per l’area dell’euro l’indice sui responsabili degli acquisti nei
servizi sul mese di gennaio è stato rivisto in peggio, e a 42,2
punti è di un solo decimale più elevato del record negativo
toccato a dicembre. In questo indicatore i 50 punti demarcano la
soglia tra contrazione e espansione dell’attività. Per la Gran
Bretagna Regno è risalito per il secondo mese consecutivo, a
42,5 punti dai precedenti 40,2, ma anche in questo caso resta
nettamente inferiore alla soglia dei 50 punti.
Domani i responsabili delle politiche monetarie delle maggiori
economie europee torneranno a riunirsi per decidere sui tassi.
Nell’area euro nonostante il continuo aggravamento della
congiuntura stavolta non sono attese nuove riduzioni dal
Consiglio direttivo della banca centrale europea. Nella passata
riunione il presidente Jean-Claude Trichet aveva esplicitamente
avvertito che per i tassi il prossimo appuntamento determinante
sarà a marzo, quello di domani è troppo ravvicinato all’ultimo
taglio: a gennaio si è svolto solo dopo la pausa per le feste di
fine anno, il 15, i tassi sono stati ridotti di un altro mezzo
punto, al 2 per cento che è anche il livello più basso mai
toccato nei dieci anni di storia della Bce.
Voz
MAZ
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