Le famiglie varesine sono tra le più indebitate d’Italia: quasi 26mila euro di esposizione con il sistema bancario, contro una media nazionale di poco più di 19 mila euro. Varese è la quarta provincia in Italia.
Ma gli esperti si dividono, guardando a seconda dei casi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Per l’associazione antiracket Sos Italia Libera è «un dato che si collega con la crescita dell’usura», mentre per l’ordine dei commercialisti «è un segno che le famiglie sono solvibili e ottengono ancora dei finanziamenti».
La statistica la fornisce l’ufficio studi della Cgia di Mestre, che come ogni anno valuta l’indebitamento medio delle famiglie italiane fissandolo a quota 19.387 euro.
Per indebitamento medio si intende «quello originato dall’accensione di mutui per l’acquisto di una abitazione, dai prestiti per l’acquisto di auto/moto e in generale di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili».
La crescita, negli anni della crisi, dal 2008 in poi, è esponenziale: il 36,5% contro un’inflazione nello stesso periodo dell’11,2%. Tra le province più esposte con il sistema bancario ci sono quelle lombarde: Varese, con 25.968 euro, è quarta assoluta, dietro a Lodi, Monza-Brianza e Milano, che superano i 27mila euro a famiglia.
In fondo alla classifica, sotto i diecimila euro, troviamo Vibo Valentia, Enna e Ogliastra. Già questo dovrebbe fare riflettere sul fatto che in fondo il dato di per sé non è così preoccupante. E infatti, presidente dell’ordine dei commercialisti di Busto, ammonisce: «Per indebitarsi con gli istituti di credito bisogna essere affidabili e solvibili, altrimenti i finanziamenti non li concedono. Quando si tratta di famiglie, e non di imprese che si indebitano e magari poi falliscono, dobbiamo tenere conto che a volte per mille motivi farsi prestare i soldi conviene di più che pagare cash».
Insomma, la lettura negativa non convince i commercialisti: «Il dato sull’indebitamento va letto insieme agli altri che indicano come in provincia di Varese ci siano grandi patrimoni e si paghi parecchio di Imu».
D’altra parte però c’è il presidente provinciale di Federconsumatori che riporta la sua esperienza agli sportelli dell’associazione, dove «le insolvenze e i contenziosi sui finanziamenti, in particolare sul credito al consumo, rappresentano una delle problematiche più frequenti che ci troviamo ad affrontare, sia perché la gente non riesce a pagare, che perché in molti casi c’è pochissima trasparenza e i tassi proposti, vedi ad esempio per le carte di credito “revolving”, sono al limite dell’usura».
E l’usura è il vero rischio che si nasconde dietro ai tassi di crescita dell’indebitamento delle famiglie. Lo sa , presidente dell’associazione antiracket Sos Italia Libera: «Indebitamento e impoverimento sono collegate con il problema dell’usura, perché quando le banche non concedono più credito le famiglie finiscono per rivolgersi agli strozzini».
I dati sulle denunce per usura (16 nel 2012 contro 12 nell’anno precedenti) «non rispecchiano la realtà, perché per paura, vergogna o sfiducia nelle istituzioni, che concedono i fondi antiracket con tempi lunghissimi, le persone non denunciano gli episodi. La soluzione? Le banche riaprano i rubinetti».
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