New York, 5 feb. (Apcom) – Se proprio si deve cadere, allora è
meglio cadere in piedi e tanto vale farlo di fronte a una
telecamera. Anzi cinque, quelle delle principali emittenti
americane. Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama,
ieri sera, ha risposto alla prima folata di polemiche, sollevate
dai guai fiscali di una manciata di aspiranti ministri. E’ la
prima macchia sul suo governo appena nato, ma Obama coglie al
volo l’opportunità per parlare direttamente agli americani,
ammettendo di avere fatto un “pasticcio”, uno “screw up”, con
un’espressione che significa “ho sbagliato” e che è nel contempo
colloquiale, incisiva e perfettamente garbata, in piena linea con
la retorica del presidente democratico.
Obama ha ammesso di avere sbagliato nominando ministri e
collaboratori senza assicurarsi che avessero un pedigree
impeccabile, e soprattutto che fossero in regola con la
dichiarazione dei redditi: l’evasione fiscale è dopotutto una
sorta di tabù nazionale per gli americani. L’ammissione di “screw
up” di Obama è sulle pagine di tutti i giornali americani, con
maggiore evidenza rispetto all’uscita di scena di Tom Daschle,
l’ex leader democratico del Senato che ha rinunciato, ieri, al
ministero della Sanità per colpa dei suoi peccati con il fisco.
Le parole di Obama stridono soprattutto nel paragone con il
predecessore George W. Bush, il presidente più odiato della
storia, che per anni ha risposto con imbarazzanti scene mute
quando i giornalisti lo sfidavano ad ammettere anche un solo
errore.
Il mea culpa di Obama sembra anzi più forte del peccato: le
irregolarità commesse sono tutto sommato veniali. Il passo falso
viene riscattato con un gesto di fair play, come un brutto tackle
scivolato seguito da un abbraccio, una stretta di mano e
l’inevitabile applauso. Obama esce in piedi.
Il fallo era da cartellino rosso: da giorni il coro degli
addetti ai lavori, degli editorialisti, degli addetti ai lavori
additava il governo Obama come una banda di evasori fiscali e il
presidente delle mille promesse di cambiamento come un ipocrita.
Il segretario al Tesoro Tim Geithner, è stato confermato dal
Senato in barba ai suoi scheletri nell’armadio, una governante
assunta con il permesso di soggiorno scaduto e quattro anni di
contributi non pagati, quando lavorava al Fondo Monetario
Internazionale. Prima di Geithner era toccato al governatore del
Nuovo Messico Bill Richardson, imbarazzare Obama, ritirando la
sua nomina al Commercio perché indagato per corruzione.
Dopo Geithner e Richardson le rivelazioni su Daschle erano
troppo. Ha risarcito al fisco 128.203 dollari di tasse e 11.964
dollari di interessi per non avere dichiarato come reddito l’auto
di lusso e l’autista che la società di consulenza per la quale
lavorava gli aveva messo a disposizione. Tra il 2005 e il 2007
non avrebbe inoltre dichiarato parte dei compensi ricevuti.
Ancor più ingiustificabile era la nomina di Nancy Killefer, la
garante per lo sviluppo dei progetti economici, anche lei nei
guai per un anno e mezzo di contributi non versati alla
governante. Anche lei si è fatta da parte.
Possibile che Obama, nonostante la sua promessa di ripulire
Washington dai furbi e dai corrotti, avesse chiuso un occhio?
Non è un caso che il giorno dopo l’ammissione dell’errore, Obama
abbia rilanciato il suo messaggio mettendo un tetto alle
buonuscite degli amministratori delle società di Wall Street
soccorse con il denaro dei contribuenti dal governo federale.
Nell’annuncio di Obama del limite da 500 mila dollari c’era
Timothy Geithner al suo fianco.
Quanto al gergo, lo “screw up” di Obama, è un perfetto manifesto
di pubbliche relazioni con la gente che lo ha eletto.
Un’espressione ‘sdoganata’ (l’aveva usata il presidente George
Bush padre la prima volta), di uso corrente sui quotidiani e le
agenzie americane, ma comunque forte. Insomma una parola che buca
lo schermo e arriva a destinazione. Al suo quindicesimo giorno di
governo il neopresidente sembra aver superato il primo ostacolo.
Boz-Emc
MAZ
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