GALLARATE Torna in aula con anticipo il processo che vede Luigi Bossi (ex responsabile del settore urbanistica), Federica Motta e Riccardo Papa (ex presidente dell’ordine degli architetti della provincia di Varese) accusati di concussione in concorso. L’udienza fissata per il 17 settembre slitterà in avanti sino al 9 luglio prossimo. Motivo della decisione una lettera inviata dai periti incaricati di trascrivere le intercettazioni telefoniche messe agli atti lo scorso 22 giugno: i periti non ce la faranno. «Perché – spiega Tiberio Massironi, legale di Bossi – sono circa 300 mila le intercettazioni di cui parliamo». Numeri impressionanti: circa 87 tra cd e dvd da trascrivere. Ogni dvd contiene 6.300 conversazioni, ogni cd ne contiene 1.300. Ora, facendo un rapido calcolo, in 7 mesi di intercettazioni, Bossi, Motta e Papa (messo sotto controllo in un secondo momento) dovrebbero aver avuto 1.400 conversazioni giornaliere. «Impossibile – spiega Massironi – Impossibile per
chiunque avere 1.400 conversazioni quotidiane. E allora chi hanno intercettato? Anche altri gallaratesi esclusi dalle indagini?». Il problema è che per trascrivere le conversazioni, come chiesto dalla difesa, occorrerebbero 1000 mesi circa. Di qui la rimissione del mandato da parte dei periti e l’anticipazione dell’udienza per discutere il datarsi. «La legge è chiara – spiega Massironi – Noi dobbiamo conoscere i testi delle intercettazioni per difenderci. Il punto è che quelle utilizzate dalla procura non superano il centinaio. Il resto è stato dichiarato irrilevante dagli inquirenti ma, per noi, non lo è. In talune di queste conversazioni “irrilevanti” stanno parecchie spiegazioni». Che fare? «E’ necessario sapere – conclude Massironi – C’è un diritto alla difesa che non è lecito ignorare. I tempi, data la mole delle intercettazioni chieste dalla procura e autorizzate dal gip, sono dilatati. A questo punto il tribunale dovrà decidere ma non so su quali basi».
e.romano
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