– «La vita è così», ci dice col fiatone. «Muore tutto, prima o poi. Muoiono i negozi, le persone, gli organizzatori di concerti e pure i cantanti. L’unica cosa che non può morire mai è la musica». Rintracciamo Miguel mentre sta facendo una corsa di fianco al canale Villoresi. Ha un po’ di fiatone, lui. Perché è uno che vive veloce. E così noi gli chiediamo velocemente il perché di questa sua nuova impresa: riaprire la Casa Del Disco assieme a , uno dei vecchi proprietari.
«Sì chiamerà Varese Dischi», ci dice sorridendo. Con lo stesso sorriso che un po’ a tutti noi è rimasto stampato in faccia da ieri, da quando abbiamo saputo che Varese aveva di nuovo un posto dove trovare la musica. Dove fermarsi a spulciare, tra cd e vinili, per intere ore le nuove e le vecchie uscite. In cerca del giusto groove, in cerca del giusto artista. In cerca del suono della vita. E infondo è proprio quel suono, che a volte suona flebile come il ronzio di una zanzara, mentre altre urla al cielo come il barrito di una mandria di elefanti africani, che ha convinto Miguel e Mauro a mettersi e rimettersi in gioco. A sfidare la vita, per una questione di cuore.
«Sono legatissimo a quella che è stata la Casa del Disco. Sono diventato grande grazie a quel posto: ci andavo con gli amici a comprare i biglietti dei concerti – All’epoca mica si prendevano online, bisognava andare lì, per forza, a staccare i tagliandi dai blocchetti. Poi considero quelli che sono stati i proprietari degli amici… e sinceramente mi dispiaceva veder chiudere un posto così speciale. Mi piangeva il cuore», dice Miguel con quella che ci pare essere nella sua voce malinconia. Un filo sottile, che lega passato e futuro, che lega piazza del Podestà a Galleria Manzoni.
Già, perché è proprio in Galleria Manzoni che la nuova Casa Del Disco aprirà: «Abbiamo scelto quel posto perché la Galleria ci pare stia prendendo una nuova seconda vita. E la vita con l’arte sono un’accoppiata vincente. Vanno a braccetto, di pari passo. Galleria Manzoni, a nostro modo di vedere, diventerà un’importante punto d’incontro per la città di Varese, per il suo centro. Sappiamo che c’è in ballo l’idea di ristrutturare la zona per migliorarla… e noi vogliamo essere al centro del cambiamento».Miguel continua a correre mentre parla con noi. Mentre ci racconta di quello che sarà Varese Dischi.
Mentre ci racconta di sogni e progetti: «Venderemo i dischi, ovviamente. E i biglietti: da quelli per andare a vedere la Juventus a quelli per andare a vedere il Varese. Poi da Vasco a Springsteen, per tutti i concerti possibili e immaginabili. Venderemo gadget… ma il meglio deve ancora venire, e ci inventeremo cose che non esistevano prima. In fondo le cose monotone non ci piacciono». Ma l’importante, per tutti i varesini, è il sogno che torna a splendere di nuovo dopo il buio della chiusura che aveva lasciato nello sconforto totale tutti gli amanti della musica e non solo. Un buio che aveva inghiottito tutti, che in quei giorni sono passati a salutare per l’ultima volta la Casa Del Disco, come fosse un vecchio amico che viene a mancare: una commovente processione. Ma quello che davvero conta, oggi, è avere ancora una volta un posto fatto di note e passione, di suoni e canzoni. Un posto che è stato un po’ un ritrovo per diverse generazioni, e lo sarà per tante altre. Un punto d’incontro che tornerà ad esistere di nuovo.
«Inaugureremo il nuovo negozio di dischi a metà mese. Faremo qualcosa di semplice: io e Mauro ci prenderemo due cappuccini e due brioches… perché il bello deve ancora venire», conclude Miguel Dell’Acqua. E gli crediamo: il bello deve ancora venire, e noi saremo lì, assieme a tutti voi, con un paio di cuffiette in testa a viverlo.












