– «Vietato arrestare i ladri»: che sia un magistrato illustre a fare una dichiarazione sconcertate è singolare. E getta nello sconforto: quello dei furti in abitazione, ad esempio, è uno dei reati considerati più odiosi in provincia. E dalle forze di polizia arriva una preghiera: «Politici varesini fate qualcosa». Lo sfogo del magistrato incassa applausi da parte di giornalisti e forze di polizia. Sì proprio da parte di chi i ladri li arresta
e se li ritrova fuori dopo un giorno. Ricordate? Quelli che rischiano la vita per 1.200 euro al mese. La domanda é: perchè? «In questi anni sono state approvate una serie di norme che si pongono quasi sempre in antitesi con la custodia carceraria. In questo senso c’è stata una “stretta” impressionante: ormai si tende ad escluderla, tanto che comincio a dubitare che sia possibile gestire credibilmente una “politica” di misure cautelari di questa tipologia».
«Al fine di evitare ogni polemica e di fare chiarezza tra scelte politiche e responsabilità valutative della magistratura, si potrebbe provocatoriamente arrivare a proporre che il carcere sia riservato ai soli episodi gravissimi di violenza come i fatti di sangue , e di manifesta responsabilità», ha detto ieri il procuratore generale di Venezia, al Fatto Quotidiano. In pratica il magistrato spiega: le norme non ci consentono di tenere i ladri in galera. La sintesi di questo concetto spetta a , giornalista varesino conduttore della trasmissione La Gabbia in onda su La7: «È tutto vero. Le vittime reali di questa situazione sono due: i cittadini da una parte e le forze di polizia dall’altra». E proprio le forze di polizia rincarano la dose: «La sincera chiara e schietta ammissione dei limiti del nuovo provvedimento da parte di un magistrato di questo calibro non può che incontrare il nostro appoggio. E ci fa sentire meno soli, ci fa sentire che in fondo anche chi sta sopra di noi incontra altrettante difficoltà e spesso deve prendere decisioni che non sono sempre in linea col proprio sentire bensì soggiacciono alla tassatività nell’applicazione delle norme penali» dice , segretario del Siulp, principale sindacato di polizia. « Sono anni che noi poliziotti e carabinieri abbiamo la sensazione di giocare al cowboy che dopo mille fatiche e rischi riesce a riacciuffare qualche vitello e rimetterlo nel recinto, ma poi si accorge che questo recinto é senza cancellino», dice Macchi che interviene direttamente sulle norme.
«Finora era già molto complicato, dopo avere ultimato un arresto, mettere insieme le montagne di atti che il nostro codice prevede, stando attenti a non fare il minimo errore per non vedersi bruciare il tutto da qualche attento avvocato nel dibattimento ma queste nuove regole – spiega il segretario provinciale del Siulp – che limitano la custodia cautelare in carcere ai soli casi di reati che vedrebbero pene superiori ai tre anni, faranno sì che in carcere non ci finirà più la stragrande maggioranza dei delinquentelli responsabili di furti senza aggravanti. Pertanto saranno tutti liberi ancor prima che avremo terminato di scrivere scrivere scrivere». Macchi conclude: «Tutta la nostra vicinanza alla magistratura e un appello ai politici, anche a molti politici varesini che spesso si dimostrano vicini alla causa, perché si faccia qualcosa in Parlamento e subito per il bene della nostra gente e perché l’Italia smetta di essere ridicola quando si parla di “severità con chi delinque”».













