– Si terrà oggi, giovedì 3 marzo, l’audizione congiunta tra la Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica e la III Commissione Sanità e politiche sociali per affrontare il tema del pagamento del servizio sanitario nazionale da parte dei frontalieri. Sarà presente anche Walter Bergamaschi, direttore generale della Sanità di Regione Lombardia. Il tema è caldo:i frontalieri devono pagare il Servizio sanitario nazionale e il medico di base in Italia oppure no? Sono stati, infatti, numerosi i frontalieri che, recatisi alla vecchia Asl per il rinnovo della tessera sanitaria o per la scelta del medico di base, si sono sentiti dire dall’operatore che dovranno versare un’imposta variabile in funzione del reddito.
Il caso era esploso la scorsa estate, quando sulla questione rimase un alone di mistero. Ora, dopo alcune segnalazioni di lavoratori varesini, la vicenda è tornata d’attualità e, recentemente, il Governo ha preso una posizione sulla questione. In una seduta alla Camera, infatti, il Governo ha annunciato che nessuno tra i frontalieri avrebbe dovuto pagare per un servizio di cui hanno diritto. Ora, i consiglieri regionali del Pd, Alessandro Alfieri e Luca Gaffuri, hanno un quadro completo di chi tra i frontalieri ha pagato e pretendono che venga fatta giustizia nei loro confronti. «Adesso sappiamo quanti sono stati coloro che hanno già dovuto pagare e quanto hanno sborsato – annunciano – Nel 2015, all’Asl della provincia di Sondrio hanno pagato in cinque per un totale di 6.170,79 euro; nel 2016, alla data del 24 febbraio, in quella che è diventata, nel frattempo, dopo la riforma sanitaria, l’Ats della Montagna, hanno pagato altri cinque iscritti per un totale di 4.924.94 euro». Per quanto riguarda, invece, l’Ats Insubria, alla data del 26 febbraio, «i frontalieri che avevano pagato “per il rinnovo dell’assistenza sanitaria”, così viene definitiva, sono stati 25, per un totale di 58.817,73 euro – aggiungono i consiglieri Pd – E ancora oggi abbiamo notizie di qualche altra richiesta di pagamento che ci fa sospettare che il numero stia salendo e la cifra lieviterà ben oltre le 70mila euro già non dovute. Questo è il punto, secondo noi: nessuno avrebbe dovuto sborsare per avere un servizio di cui ha diritto, come ha chiarito il Governo in Aula alla Camera».
Ma l’ultima parola spetta al Ministero della salute che si è preso ancora un po’ di tempo per deliberare in merito alla vicenda. Intanto, però, Alfieri e Gaffuri chiedono al governatore lombardo di applicare una moratoria e la restituzione del denaro versato chi ha già pagato. «In attesa della risposta del Ministero della Salute, che si è preso ufficialmente un impegno, chiediamo ancora una volta al presidente Maroni di applicare una moratoria e fermare queste richieste di pagamento – concludono – Intanto, restituisca i soldi a coloro dai quali sono stati ingiustamente pretesi».













