VARESE «Salvate “il piantone”». Appello lanciato dall’amministrazione cittadina alla task force di espertissimi in materia appositamente chiamata a raccolta per far fronte all’emergenza: il “piantone” più amato dai varesini, il cedro del Libano di via Veratti, sta molto male. Un fungo si è infilato nelle ferite che aveva nella corteccia e gli ha intaccato le radici impedendogli di nutrirsi. A breve la maxi commissione si riunirà e saranno effettuate una serie di analisi precisissime per capire come sta realmente e se esistono delle cure. In caso negativo, il verdetto dirà almeno quanto gli resta da vivere.
Il sospetto, esattamente, è che si tratti del cosiddetto “marciume radicale” che ai tecnici è sembrato avanzare con una velocità impressionante. Si sono accorti per la prima volta che qualcosa non andava verso la fine di novembre. La relazione, allora, parlava di “resinosi”, cioè della fuoriuscita di resina dalla corteccia, ma non risultava nessun sintomo nella chioma del piantone. Oggi oltre alla resina e alla presenza accertata di un fungo da identificare con precisione, ci sono dei rami rinsecchiti.
Si tratta di un albero storico, un vero e proprio patrimonio per la città giardino. Nei suoi 140 anni di storia (stimati, ma al minimo sono 120) ha convissuto con generazioni di varesini che l’hanno preso come punto di riferimento. Compare già nelle fotografie degli anni ’20 e ’30, e già all’epoca tutto intorno era stato coperto da strade e cemento. E’ alto 24 metri e ha un diametro di 1,60, con una folta chioma che per prima cosa sarà potata in modo da garantirgli più stabilità nel periodo della malattia che lo sta rovinando dall’interno.
Il fungo responsabile di tutto ciò non è ancora stato identificato ma un campione è stato mandato all’università di Friburgo per le analisi. Il sospetto è che si tratti del comunissimo “chiodino”, o Armillaria Mellea, che sui cedri di via Staurenghi sta provocando la stessa sintomatologia. Si sa per certo che nel caso del piantone è arrivato alle radici e proprio per questo sarà difficile e costoso riuscire a curarlo. Si dovrebbe usare un fungo antagonista che va immesso dalle radici bucherellando via Veratti e le pavimentazioni storiche intorno, con una cifra che potrebbe ammontare ad alcune decine di migliaia di euro. Oggi infatti le sue radici sono profonde non più di 80 centimetri ma occupano una superficie molto estesa: non solo sotto le strade e i marciapiedi, anche sotto gli edifici privati.
s.bartolini
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