Matite e figurine impossibili In aumento disgrafia e dislessia

Nella mente quella è una “p”, non una “q”. Contare le figurine che si sono vinte non si riesce proprio. E impugnare la matita fa quasi male alla mano.

E la “pigrizia” non c’entra proprio niente, in molti di questi casi. Parliamo di dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia: disturbi scolastici dell’apprendimento, che interessano specifici domini di abilità, la lettura, il calcolo, l’ortografia e la grafia. Lenti. Irregolari. Quasi impossibili.

Le cui cause sono riconducibili a fattori neurobiologici, che spesso interagiscono con quelli ambientali. E che, anche nella popolazione scolastica della provincia di Varese, sono in aumento.

Solo per le scuole statali i casi, nell’anno scolastico 2010/2011 erano 813 (0,9% sul totale della popolazione scolastica).

Nel 2011/2012 si passava a 1.557, con un aumento delle certificazioni nelle medie e nelle superiori. I dati del giugno 2013 sono a quota 2.328 (849 nella primaria, 966 nella secondaria di primo grado e 513 nella secondaria di secondo grado, circa il 2,4% della popolazione scolastica). «Abbiamo predisposto, con la collaborazione dell’Insubria e dell’associazione Soroptimist un vademecum – spiega , referente dell’area inclusione scolastica dell’ufficio scolastico territoriale di Varese diretto da – Contiene le buone prassi, le metodologie, le domande più frequenti e le relative risposte, gli strumenti per affrontare questo tipo di disturbi e le normative».

Un vademecum (che ha il patrocinio della Fondazione comunitaria del Varesotto e il coordinamento scientifico di , neuropsichiatra infantile e membro dell’associazione italiana dislessia) per gli insegnanti della scuola primaria, ma che è strumento utile per tutti.

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