– Omicidio : il cold case più doloroso che Varese abbia mai conosciuto ricostruito attraverso le immagini degli scritti attribuiti a , l’uomo accusato di aver ucciso la studentessa il 5 gennaio 1987 e arrestato 29 anni dopo, il 15 gennaio 2016, per quel delitto efferato.
E c’è anche una lettera dell’avvocato, legale di, il gip varesino che nel 2000 autorizzò la distruzione dei vetrini con il Dna dell’assassino di Lidia prelevato dal corpo della ragazza, che spiega: «Mi fu consegnato un elenco di prove indicate dal numero di fascicolo dalla cancelleria. Casi archiviati, mi segnalarono. Il mio fu un atto legittimo».
«Sono addolorato per quanto vive oggi la famiglia Macchi, ma la responsabilità è forse da ricercarsi in chi trascurò l’analisi di quei reperti per anni».
È stata la trasmissione Quarto Grado a mostrare i documenti che per l’accusa incastrano Binda nella puntata andata in onda l’altroieri sera mostrando le immagini dei reperti che hanno portato la procura generale di Milano a puntare su Binda.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di materiali sequestrati dalla Squadra Mobile di Varese durante le perquisizioni compiute nell’abitazione dell’uomo prima del fermo.
Quarto Grado ha mostrato la cartolina che Binda, dall’arcipelago della Maddalena, ha inviato alla sua amica dell’epoca . Fu quella cartolina a dare il via alle nuove indagini l’estate scorsa.
La donna, che 29 anni fa era innamorata di Binda, ha conservato questo ricordo per quasi 30 anni. Durante una puntata di Quarto Grado riconosce la grafia dell’uomo nello scritto “In morte di un’amica”: si tratta di una lettera anonima recapitato a casa della famiglia Macchi nel giorno dei funerali della ragazza che gli inquirenti hanno da sempre sospettato essere stata scritta dall’assassino o da qualcuno che conosceva la verità.
Una perizia disposta dal sostituto pg di Milano , che coordina le indagini, ha stabilito che la cartolina e la poesia sono state scritte dalla stessa mano. Binda ascoltato inizialmente come testimone smentisce di essere l’autore della lettera.
L’autorità giudiziaria lo iscrive quindi nel registro degli indagati. E scattano le perquisizioni nell’abitazione di Brebbia dove Binda vive con la madre.
Qui viene ritrovato un raccoglitore ad anelli non commerciale e di limitata diffusione, realizzato con carta riciclata, che si abbina perfettamente al foglio su cui è stata scritta la composizione poetica.Gli agenti trovano anche altre agende (delle Smemoranda) del 1987.
In una di queste, in concomitanza con il giorno delle esequie di Lidia, c’è uno scritto anonimo in cui si legge: «Caro Stefano potrebbero strapparti gli occhi, o strapparteli con le tue mani ma quello che hai visto l’hai visto tu. Anche di fronte al tuo soffrire venderai te stesso. Disperata prostituzione!».
Nella stessa agenda si legge: «Ciò che la notte amara ispirò tra i singhiozzi mano pietosa all’alba, di speranza o promessa anche solo distrugga». Sotto, a matita, è riportato: «Distrutto tutto. Giuro».
Nel corso della trasmissione condotta da i sono stati mostrati anche il foglio sempre trovato a casa di Binda dove è scritto: «Stefano è un barbaro assassino» e due pagine strappate da un fumetto di Dylan Dog dedicate alle anime dei morti assassinati, oltre all’immagine della,poesia di Cesare Pavese “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” ritrovata nella borsa di Lidia.













