Ci siamo. Sulla strada della normalità si passa anche dalla parola “diversamente”. Nel sociale è servita a tanti per dare una rinfrescata al termine “handicappato” usato per troppo tempo fino a trasformarlo in offesa più o meno personale. “Diversamente” suonava meglio e allora via con il festival dell’ipocrisia dove regna il siamo tutti uguali e la disabilità non esiste. Altra cosa è un diversamente giornale. Lasciando libera interpretazione a chi la pensa diversamente in Via Marcobi al 4 la licenza viene intesa come stimolo alla normalità. Una strada intrapresa ancor prima di essere presentata vista la presenza di tante storie e notizie riguardanti la disabilità non in quattro righe in coda alle quote abbonamenti ma nell’apertura dello sport con tanto di foto, a volte anche due. Realtà e attività del sociale non nelle pieghe del giornale ma nella cronaca. Rischio lacrima facile? Capita. Ma se serve ad asciugare quella lacrima per disegnare un sorriso ben venga. Magari fosse sempre così. Con notizie e articoli firmati da chi deve necessariamente farsi garante della storia che scrive
rispondendo occhi negli occhi a chi la vuole raccontare. Si scrive per chi vuole leggere e chi vuole leggere deve saper leggere e scegliere. La Provincia di Varese sta dimostrando di essere un diversamente quotidiano con gli spazi che mette a disposizione di chi privilegia il noi all’io. Redazione perfetta? Una famiglia? Per carità! Non lo sia mai. Al contrario. Diversamente è il valore aggiunto dell’ ognuno con la propria testa, la propria faccia, credibilità e cultura. Ognuno diversamente dall’altro perché il tutti uguali genera tristezza, il reset cronico. Il trasformare l’informazione e il racconto in atti notarili. Diversamente, si può e si deve scrivere raccontando l’utile per il bene comune. Si può e si deve scrivere ciò che si pensa. Si può e si deve rispondere. Impermeabili alla puzza sotto il naso e incuranti della lesa maestà, degli pseudo prìncipi del palazzo, del foro e della penna. Rispondere con educazione all’educazione e con fermezza all’arroganza di chi è abituato ad ordinare il copia incolla. Determinati nel distinguere gli uomini poveri dai poveri uomini.
I diversamente poveri.
Quelli che i veri disabili siamo noi.
Quelli che le mamme dei disabili sono super mamme e tanti saluti.
Quelli che la legge del dopo di noi è passata e buona notte ai senatori.
Quelli che danno lezione di deontologia godendosi lo stipendio fisso garantito e il doppio lavoro in nero con il nome d’arte di “ufficio stampa”.
Quelli che credono di saper scrivere perché hanno comprato una stilografica e di capire ogni cosa solo perché hanno una laurea o una tessera.
Quelli che credono di poter rappresentare una città in quanto frequentatori di salotti o prime file con posti riservati.
Quelli che auspicano crolli e malumori in casa d’altri ben sapendo di vivere in caduta libera.
Diversamente, in Via Marcobi al 4 c’è posto anche per chi non riesce a scrivere di cose che non conosce o dalle quali non riceve emozioni. Che affida il ruolo di testimonial di una campagna pubblicitaria a chi ci mette la faccia ogni giorno in una redazione come in una società sportiva, in un’ azienda come in una piazza, in una scuola come in un impianto sportivo, in una via del centro come in una mal ridotta in periferia. Diversamente sarà lavorare in tre per sei. Diversamente è l’impegno per conquistare e donare spazi normali.
Diversamente è un giornale che si fa piccolo perché vuole crescere senza diventare normale.













