Luca Alfano, da ieri, è ancora “Più unico che raro”. Questo è proprio il titolo del suo libro appena pubblicato da 0111 Edizioni e in distribuzione in tutta Italia al prezzo di 13,50 euro. Un piccolo ma grande volume che ripercorre la storia del tifoso del Varese che ha 37 anni ed è alle prese con una malattia rara da quando era ragazzino. Il ricavato delle vendite servirà proprio ad Alfano come contributo per sostenere le spese legate alla sua malattia.
Quasi quattro anni ed è stata un’impresa vederlo realizzato ma, anche grazie al vostro giornale, sono riuscito a tradurre in realtà il mio grande sogno.
Non sono mai stato un grande lettore né uno scrittore. Ma, nel settembre del 2010, dopo una visita medica, è scattato in me qualcosa di forte. Sentivo tanta rabbia dentro e mi sono detto: «Non mollo». Allora mi sono voluto togliere una corazza esterna che avevo addosso per aprirmi e raccontarmi. Scrivere è stato anche importante dal punto di vista psicologico e mi ha permesso di tirare fuori e dire cose che nessuno sapeva. Neppure mia mamma.
Moralmente bene e sicuramente molto meglio che in passato, quando soffrivo e piangevo. Ho trovato la forza per convivere con la malattia e accettare la carrozzina.
Ai miei familiari: loro sanno davvero cosa ho passato negli ultimi 23 anni. Mia mamma è il mio medico personale e mi assiste in tutto e per tutto. Mio fratello mi sta vicino e mi accompagna ovunque.
Perché può essere utile a chi sta soffrendo per qualunque motivo e a chi si porta nel cuore qualcosa che non riesce a buttare fuori. Ma anche a chi prende alla leggera la parola vita, non apprezzando le cose che gli sono state regalate: in troppi si lamentano per quelle che sono solo stupidate o sciocchezze, non apprezzando quello che hanno. Il libro è per tutti e poi è scritto con ironia.
Non è facile da dire e posso solo confessarvi che, appena l’ho visto, il mio cuore è come se avesse smesso di battere per alcuni minuti perché non capivo più nulla. Un’emozione fortissima che non mi scorderò.
Dai miei genitori che sono di Gragnano ma io sono anche un grande tifoso del Varese.
Dove mi trovo come a casa mia. Anzi, lo stadio è il mio ossigeno e appena ci entro è come se rinascessi. Ho il calcio nel sangue e da ragazzino vestivo la maglia dell’Azzate con il sogno di diventare giocatore ma poi la malattia mi ha impedito di fare un provino nella Solbiatese. Potete capire come mi sento quando vengo alle partite. Vorrei che durassero una vita e non novanta minuti e non vorrei mai andare via da Masnago: lascio lo stadio solo quando i biancorossi escono dagli spogliatoi, dopo la doccia.
Rispondo con il mio motto: «Crederci sempre, mollare mai». Del resto, nella vita non può splendere sempre il sole ma capita anche che piova: l’importante è avere con sé l’ombrello.
Non bisogna far drammi quando si cade: succede a tutti ed è naturale. L’importante è sapere rialzarsi.
Siate “Carrrichi”, con tre “r” come dico sempre io. Lancerò anche delle magliette con il motto “Crederci sempre, mollare mai” e ovviamente la scritta “Carrrico” che è un modo di essere: mi ha sempre accompagnato e mi dà forza.
Un viaggiatore mentale: di notte penso e sogno, di giorno metto in pratica.
Dare un seguito al primo libro.
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