Un laghèe che sa incantare i pirati

Sul palco - Standing ovation sabato all’Apollonio per “Synfuniia” di Davide Van De Sfroos con l’orchestra Sindolario

– «Ci vediamo su Marte, sulla Luna o in Louisiana»: , in arte ha salutato così, con sguardo sornione e soddisfatto, i “pirati de Varèes” che gli hanno tributano una standing ovation al termine del concerto di sabato al Teatro Ucc di Varese. Un gradimento da condividere con l’orchestra Sinfolario e con il maestro cui si deve l’intuizione di aver dato una veste inedita ai brani più celebri del cantautore laghèe.Suonato dal vivo “Synfuniia”, album coraggioso e non pretenzioso, emana potenza e rapisce anche i fan della prima ora che non rinunciano a cantare ogni pezzo. Van De Sfroos è salito sul palco, proponendo i nuovi territori musicali affrontati, con leggerezza e concretezza. Timpani, legni, archi, fiati, percussioni hanno impreziosito, esaltato e “stravolto” il lavoro del musicista comasco.«In questo teatro, cornice di tante avventure, ci siamo già incontrati» ha detto lo showman che ha tenuto banco, spiegando che, a differenza dei suoi tipici concerti, non sarebbe stato accompagnato da strumenti elettrici: «Gli strumenti sono veri, retti da musicisti veri e suonano al momento» ha chiarito con tono scherzoso perché non ci si senta intimoriti dalla «trasfigurazione dei pezzi». Quasi tre ore sono così scivolate via tra la lievità e l’umorismo dei racconti, semplici e schietti, di un cantastorie capace di toccare diversi registri dal comico al tragico senza mai perdere di credibilità.L’inizio dello spettacolo è emblematico per lo spettatore che si sentirà calato, per tutto il tempo, dentro

la colonna sonora di un film suonato dal vivo. Nell’epico incipit di “Grand hotel” si è capito subito che la musica classica si mescola egregiamente al dialetto.«Girando per la provincia di Varese, ci sono luoghi e laghi che mi hanno conquistato» e, in particolare, i venti sulle acque del lago Maggiore e la grande riverenza dei pescatori, che non li sfidano, sono stati il gancio per raccontare quelli che soffiano sul lago di Como narrati in “Brèva e Tivàn”. Scorrono le immagini sullo schermo e le note sul palco: da “El calderon de la stria” a “La figlia del Tenente”, dalla dolcissima “Ninna nanna del contrabbandiere” a “Sciur Capitan” illustrata da , disegnatore di Dylan Dog passando per “Il dono del vento” con un inizio dal sapore orientale che trasporta in un giardino giapponese. Per “Akuaduulza” l’introduzione evocava le note de “Il Padrino” o un film di Fellini, mentre “La balera” brano storico di Davide e Yanez, amatissima dai fan e con un richiamo a “Romagna Mia” di Casadei, hanno scaldato la platea. Sul finale Davide, da solo al piano, ha proposto la sua personalissima versione dialettale del brano di , “Frank’s wild years”. «Per una parte della vita sono stato molto nel mio paese, poi ho girato tanto. In qualunque caso il primi che incontravo, dall’America alla Sardegna, erano di Varese e provincia». Persino Armstrong sulla Luna ha scoperto un’orma precedente alla sua: «C’era scritto Calzaturificio di Varese».