Resta in carcere Alessandro Argenziano: il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dal legale Stefano Amirante. Argenziano era stato arrestato lo scorso aprile con l’accusa di aver ucciso un anno prima la moglie Stefania Amalfi, 28 anni, nella loro casa di via Conca d’Oro a Varese. Secondo il pubblico ministero Sabrina Ditaranto che ha coordinato le indagini condotte dalla squadra Mobile della Questura di Varese l’uomo avrebbe prima stordito la moglie somministrandole dei farmaci che, in conflitto con l’insufficienza respiratoria di cui la donna soffriva, l’avrebbero resa assolutamente inerme. Quindi l’avrebbe soffocata utilizzando piumone e cuscino. Questa sarebbe avvenuto di sera. Argenziano avrebbe poi chiamato i soccorsi all’alba del giorno successivo inscenando un suicidio: secondo l’uomo
la consorte si sarebbe tolta la vita. Gli inquirenti hanno anche individuato un movente economico: l’uomo, con l’ossessione del denaro, avrebbe ucciso per incassare la polizza assicurativa del valore di 30 mila euro stipulata dalla moglie che lo vedeva quale unico beneficiario. Contro il quarantenne si sono da sempre schierati i familiari di Stefania che lo accusano anche di aver maltrattato la ragazza, morta dopo soli tre mesi di matrimonio. Per il Riesame i gravi indizi di colpevolezza a carico del quarantenne sussistono tutti: i giudici milanesi hanno confermato in toto l’impianto accusatorio. L’uomo si è sempre dichiarato innocente. Il 18 maggio sarà assegnato l’incarico per una perizia che dovrà stabilire se Argenziano, inabile e invalido, è compatibile con il regime carcerario.













