VARESE «Sono tranquillo, sereno. Confido nella giustizia: ho appena depositato in Procura, a Varese, i documenti».Così Renzo Bossi ha dichiarato in un’intervista esclusiva a “Diva e Donna”.Ma di quei fantomatici “documenti”, nel palazzo di giustizia di piazza Cacciatori delle Alpi non se ne è vista nemmeno l’ombra.La smentita arriva dal procuratore Maurizio Grigo, nelle cui mani sarebbe dovuto necessariamente transitare il dossier, magari anche solo per essere smistato presso un sostituto procuratore o per essere indirizzata a un’altra Procura. Il plico avrebbe dovuto quindi essere depositato o presso la sua segreteria personale o, meglio ancora, nella cancelleria penale generale. Ma anche lì non c’è ne è alcuna traccia.Resta poi da capire che cosa Bossi abbia inteso con il termine assai generico
di “documenti”. Se li ha portati in Procura, allora devono contenere una notizia di reato: una denuncia, quindi, una querela, o un esposto.È possibile, ma qui si entra nel campo delle congetture, che quei documenti Bossi junior li possa aver affidati a un legale di fiducia, che però non ha ancora assolto il suo compito.Giova ricordare che sull’uragano che sta travolgendo la Lega Nord stanno indagando le procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, mentre a Varese non è stato aperto alcun fascicolo. E che Renzo Bossi, al momento, non risulta indagato. Ciò non toglie che l’ex consigliere regionale possa, motu proprio, aver deciso di segnalare un reato. E in questo caso nulla gli vieterebbe di farlo nella procura “sotto casa”.
s.bartolini
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