Evasioni nel mirino di Varese Boom di chiamate al 117

VARESE Qualcuno le chiama “segnalazioni”. Qualcun altro, assai più critico, le liquida come “delazioni”. Antonio Morelli, comandante della Guardia di finanza di Varese, preferisce invece qualificarle come “istanze di giustizia”. Le si appelli come si vuole, la sostanza non cambia. Stanno crescendo a vista d’occhio. E nel mirino ci sono sempre di più gli evasori fiscali, veri o presunti che siano. Nell’intero arco del 2011 al numero telefonico 117 o all’indirizzo della caserma di via Foresio ne erano arrivate cento tonde tonde (la maggior parte dietro lo schermo dell’anonimato). Ebbene: nei primi tre mesi e mezzo del 2012 ne sono giunte già altrettante.Un anno fa, su un totale di cento, 47 “pulci nell’orecchio” riguardavano reati come la mancata o difforme emissione di scontrini fiscali, e il mancato rilascio di fatture, soprattutto da parte di artigiani o professionisti. Nell’ultimo conteggio, quello riguardante il periodo gennaio-metà aprile 2012, il numero di queste segnalazioni hanno già raggiunto quota 82 (sempre su cento).«Questi numeri – commenta il colonnello delle fiamme gialle – denotano chiaramente che l’attenzione dei cittadini si sta appuntando in modo sempre più forte su questi aspetti del vivere quotidiano. Adesso alla legittima richiesta di sicurezza si sta affiancando l’altrettanto legittima richiesta di legalità sul fronte economico-finanziario. Sta mutando la coscienza sociale. Questa crisi sta facendo scoprire la gravità di tutti gli aspetti legati all’evasione».La casistica è quanto più varia. C’è chi, non si sa su quali basi, accusa il conoscente che all’apparenza è nullatentente di essere titolare di un conto alle Seychelles; c’è chi denuncia il bar che non gli voleva fare lo scontrino fiscale, e che si è deciso ad emetterlo solo dietro forte insistenza; c’è

chi addita il medico che si è intascato in nero la parcella della visita.Ma nella caserma di via Foresio non viene preso tutto per oro colato. «Gli esposti possono essere un punto di partenza, ma noi prima di muoverci abbiamo bisogno di ulteriori conferme – spiega Morelli – a monte c’è un’attenta attività di analisi e di verifica. Siamo consapevoli che dietro ciascuna segnalazione ci potrebbe essere il rischio di una strumentalizzazione. Però dai nostri controlli emerge che quasi sempre esiste del “fumus”. Ad esempio, delle 82 giunte nei primi mesi di quest’anno, già una ventina ci hanno dato riscontro positivo. Le delazioni finalizzate a screditare il vicino di casa, o il concorrente negli affari, ci sono e ci saranno sempre. Ma la loro importanza, in termini percentuali, sta diventando sempre minore».Eppure c’è chi, in quest’opera di controllo, vede una sorta di persecuzione. La vessazione di uno Stato aguzzino nei confronti del cittadino costretto ad evadere per poter sopravvivere. «Noi dobbiamo garantire trasparenza ed equità – dice il colonello – ma deve essere chiaro a tutti che non possono esistere sacche di potenziale immunità: dalla grande multinazionale al piccolo commerciante. E anche gli imprenditori stranieri devono essere consapevoli che esistono delle norme che devono essere applicate. Noi abbiamo l’obbligo di garantire una concorrenza reale. Non possiamo permettere che qualcuno immetta sul mercato prodotti non conformi, o che possa mantenere i prezzi bassi in maniera artificiosa, danneggiando gli altri, proprio perché elude gli obblighi fiscali».Dura lex, sed lex, insomma. «Anche se – conclude il comandante – ci rendiamo contro che, in questo momento storico, per alcuni soggetti il rispetto delle regole possa essere più oneroso che per altri».

s.bartolini

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