Varese, si infila nel letto di una paziente in ospedale

VARESE Forse era entrato in ospedale solo per rubacchiare qualcosa. Ma quando ha visto quella ragazza stesa nel letto, bella e indifesa, non ha saputo resistere: si è spogliato, si è infilato sotto le coperte e ha tentato di abusare di lei. Ieri il giudice per le indagini preliminari Francesco Paganini ha rinviato a giudizio un sudanese di trent’anni accogliendo la richiesta del pubblico ministero <+nero>Sara Arduini. I fatti di cui l’uomo è accusato risalgono al novembre 2003. Teatro del crimine, l’ospedale di Circolo.

La ragazza, poco più che ventenne, era stata ricoverata al pronto soccorso per gravi problemi alle gambe. Poi però dopo le prime cure era stata trasferita in reparto. E lì, nel luogo che immaginava essere sicuro, si è materializzato il suo incubo. Secondo quanto ricostruito in aula, il giovane africano (doveva ancora compiere 21 anni) aveva notato la degente e aveva deciso di farla sua. Si era spogliato e si era infilato nel letto. L’aveva bloccata usando le braccia e il peso del proprio corpo. Le aveva coperto la bocca con una mano, per evitare che gridasse. E poi aveva iniziato a palpeggiarla ovunque, tentando di portare a termine un rapporto sessuale completo. Ma la ragazza, nonostante fosse sotto choc per quello che le stava accadendo, aveva trovato la forza di divincolarsi quanto bastava per poter gridare e domandare aiuto. A quel punto il ragazzo era saltato fuori dal letto, aveva cercato di rivestirsi alla bell’e meglio e aveva tentato di far perdere le proprie tracce. Anche perché le urla avevano allertato il personale infermieristico di guardia.

Il giovane però non era riuscito a farla franca. Poco dopo era stato bloccato e identificato dalla polizia fuori dall’ospedale. Ma ormai non c’era più la flagranza, e la querela della ragazza era giunta solo in seguito. Così il ventenne era stato lasciato libero, e si era volatilizzato. Tutt’ora è irreperibile e gli atti giudiziari che lo riguardano vengono inviati al suo difensore d’ufficio, Paolo Valenzano.

La ragazza, invece, era stata dimessa e rimandata a casa perché potesse riaversi psicologicamente della terribile disavventura: evidentemente le ferite dell’anima erano più gravi dei problemi alle gambe. In seguito l’africano aveva ancora avuto a che fare con la giustizia, anche se per questioni meno gravi: si trattava soprattutto di reati connessi alla vendita di prodotti contraffatti (come compact disc e accessori d’abbigliamento). La prima udienza del processo a suo carico verrà celebrata il 3 luglio.

e.marletta

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