VARESE Cadere, perdersi, volare. I sogni ci raccontano chi siamo. Lo ha spiegato Bruno Bara, direttore del centro di ricerca in scienza cognitiva dell’università di Torino e autore del libro “Dimmi come sogni” edito da Mondadori. Ieri il professore era a Varese tra i relatori del convegno “Stili terapeutici: similitudini e differenze dei modelli cognitivi” organizzato a Villa Ponti da Società italiana di terapia comportamentale e cognitiva, Centro di terapia cognitiva e Accademia di scienze cognitive. Per capire l’esperienza onirica, per prima cosa, bisogna prendere le distanze delle credenze popolari. «Non esiste la “cabala” dei sogni, né un dizionario per interpretarli – dice Bara – Una stessa emozione, o una stessa paura, può essere rappresentata nella mente in modo diverso. Leggere i sogni, di conseguenza, significa avere un accesso privilegiato all’inconscio e capire qualcosa di più di noi stessi».Per esempio: è possibile che in questo periodo molte persone temano di rimanere senza soldi, ma è poco probabile che sognino tutte la stessa cosa. La stessa preoccupazione, in base al vissuto di ciascuno, può manifestarsi nel sonno con l’immagine di una casa, di un
bambino, del mare, etc. «L’aspetto più intrigante è che la mente, quando dormiamo, è libera – continua Bara – Capire cosa c’è dietro i sogni è come togliersi un sasso nella scarpa, consente di “lasciar andare” ciò che non ci piace».Come fare dunque a trarre beneficio dalla lettura dei sogni? «La prima cosa è abituarsi a ricordarli: è sufficiente pensarci ogni mattina al risveglio, anche per pochi secondi, senza concentrarsi immediatamente sugli impegni della giornata – spiega Bara – È anche utile tenere un “diario dei sogni” su cui annotare le immagini e le sensazioni vissute nel sonno, per poi rifletterci o raccontarle ad altri per ricevere un parere. Con la consapevolezza che l’obiettivo non è ricostruire il dettaglio di uno specifico “sogno-film”, ma il funzionamento del proiettore, ovvero di noi stessi». Con una puntualizzazione. I sogni ci offrono la possibilità di entrare nella nostra testa, ma non vale il processo inverso: «Se si tenta di trasferire nell’inconscio il contenuto di un libro ascoltandone la registrazione durante la notte non si ottiene alcun risultato. È la stessa cosa che dormire sopra un libro».
s.bartolini
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