Nel Comune di Busto scoppia la guerra del caffè

Le macchinette e le pause dei dipendenti nel mirino del presidente del consiglio Cornacchia. I sindacati: «È un diritto, pronti a scioperare. E ci fa la morale lui, che ha un ufficio megagalattico»

In Comune si apre la guerra della pausa caffè. «È un nostro diritto, se viene messo in discussione siamo pronti a convocare un’assemblea del personale e anche allo sciopero» la dura reprimenda dei rappresentanti sindacali dei lavoratori di Palazzo Gilardoni.
Galeotta una presa di posizione del presidente del Consiglio comunale , che, in risposta ad una richiesta firmata dai dipendenti comunali di installare una tendina per garantire “maggiore privacy” nella saletta delle macchinette del caffè al primo piano del palazzo, ha tuonato contro «i dipendenti che pensano alla pausa caffè mentre la città è un disastro». Apriti cielo.

«La pausa caffè è un diritto sancito dalle normative nazionali, 15 minuti di pausa ogni 120 al pc – ricorda – il presidente ci vuole togliere questo diritto? La sua presa di posizione è offensiva e pretestuosa. Gli ricordo che in Comune a Busto Arsizio siamo sotto organico di cento unità e ci sono uffici in cui il personale non può nemmeno muoversi».
Oltretutto, aggiunge Liguori, «dei due ritrovi per il ristoro del personale di Palazzo Gilardoni, uno è un sottoscala, per il quale chiederemo di verificare se è a norma. Come fa a farci la morale il presidente del consiglio, che ha un ufficio megagalattico?».
Liguori racconta che Cornacchia gli ha persino contestato «i disegnini delle nipotine e la Madonnina di Medjugorje» che tiene in ufficio. Alle allusioni sulla scarsa produttività le Rsu rispondono «con i dati, pubblici – fa notare – del sostanziale calo delle assenze negli ultimi anni». E se per «Cornacchia dovrebbe cercare altrove le ragioni della sua amarezza», gli chiede di «farsi un esame di coscienza, perché i problemi del Comune non si risolvono togliendo la pausa caffè».

Così, di fronte all’indignazione compatta dei dipendenti comunali, le Rsu sono pronte da un lato a «chiedere ai lavoratori se intendono convocare un’assemblea del personale ed eventualmente proclamare uno sciopero», e dall’altro a «sollecitare i capigruppo consiliari a chiedere le dimissioni del presidente Cornacchia».
Il sindacato Csa si riserva inoltre di «tutelare i dipendenti e la sigla nelle sedi opportune», ravvisando nella presa di posizione del presidente del consiglio «gli estremi di attività antisindacale».
Anche l’assessore con delega al Personale se la prende con Cornacchia: «La sua è una polemica ridicola e senza senso, dal sapore elettorale, visto che a Palazzo Gilardoni ci sono 250 dipendenti che hanno diritto alla pausa caffè come tutti i lavoratori. Ora se l’Asl accerterà che gli spazi per le macchine del caffè non sono idonei, chiederemo a Cornacchia dove metterle. Cercheremo qualche ufficio molto grande e bello, che si possa liberare».