VARESE Probabilmente sono gli unici al mondo ad aver percorso la via della Seta sugli sci, nel senso inverso rispetto a Marco Polo. Ovvero dalla Cina a Venezia, passando per il Kazakhstan, Kyrgyzstan, l’Uzbekistan e il Turkmenistan. E ancora, Iran, Azerbaijan e Georgia, Turchia, Bulgaria, Serbia, Bosnia, Erzegovina, Croazia, Slovenia, Austria e Italia. Per un totale di 18 mila chilometri. Penultima tappa: Varese.Quattro dei dieci neozelandesi protagonisti di questa avventura si sono fermati dell’amico Simone Maccagnan. «La loro storia è incredibile e mi ha molto emozionato – racconta Maccagnan, che ha conosciuto il “capocomitiva” Charles North per lavoro – Gli sci sono serviti come mezzo di trasporto ma anche come “passpartù”. Mostrandosi come turisti, quindi al di sopra dei conflitti e delle guerre presenti nei diversi Stati, sono riusciti a viaggiare tranquillamente, ricevendo molte dimostrazioni di affetto dalle persone che hanno incontrato sulla loro strada. Mi hanno raccontato episodi toccanti,
come quello sul confine tra Iran e Turchia, quando una ragazza si è tolta il velo e l’ha lanciato fuori dal finestrino del treno, come a dire “sono libera”». L’idea della spedizione è nata ascoltando l’esperienza di alcuni ragazzi che, cinque anni fa, hanno attraversato Kasmir, Pakistan e Iran con gli sci. «Ci aveva affascinato che, nonostante avessimo pensato a quelle zone come pericolose, i nostri amici sono tornati con tante belle storie di amicizia» racconta Charles. L’obiettivo era quello di spostarsi il più possibile con gli sci e le pelli di foca. Ovviamente, per le grandi distanze, sono stati utilizzati anche treni, pullman, furgoni e barche. Tappa dopo tappa gli sciatori compilavano un diario di bordo digitale all’indirizzo: www.skiingthesilkroad.com.Gli sci si sono dimostrati utili per fare amicizia: «Mi ha colpito come lo sport sia un indicatore per capire la mentalità del paese in cui ci si trova» racconta Charlie North.
s.bartolini
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