Alla resa dei conti, ormai, manca poco: quindici giorni, e a parlare saranno le urne. Giancarlo Giorgetti cerca di prendere fiato in vista della volatona finale con un pomeriggio in cui si stacca un po’ da tutto: telefono spento, una partita a pallavolo con le figlie («Hanno vinto loro, chiaramente»). Ma a una chiacchierata in libertà, dalla politica allo sport, non si dice di no.
Non sono un indovino, e il bello della politica è che non tutto si può prevedere.
Se il 5 giugno sarà una giornata estiva come quella di oggi magari molta gente andrà al mare. Se pioverà staranno a casa e andranno a votare. Vedete? Sole o pioggia possono cambiare tutto, e i sondaggi si possono prendere e buttare via.
Credo che si andrà al ballottaggio, e credo che Malerba sarà un fattore importante perché erediterà i voti dei grillini rimasti senza il loro candidato.
Lui è un uomo del Pd, questo è fuori discussione. La novità è rappresentata dal fatto che è riuscito a chiudere un accordo con i poteri forti della città, che si sono schierati con lui. Questo ha creato una miscela che numericamente è indubbiamente molto forte, ma che politicamente è decisamente ambigua.
Non è di certo un militante in camicia verde, anche se in tanti lo stanno dipingendo così. Mancano quindici giorni e credo che Paolo li sfrutterà per farsi conoscere e apprezzare: ha bisogno di questo. Su di lui, devo dirlo, si sta scatenando la tipica pigrizia intellettuale del varesotto.
Il varesotto si lamenta del fatto che le persone di valore non si mettono mai in politica, che non scendono in campo, rimpiange i tempi in cui in consiglio comunale c’erano i rappresentanti della società civile ed economica. Poi quando succede che uno di questi personaggi decide di mettersi in gioco e di mettersi a disposizione, ecco che tutti gli danno addosso pensando che dietro ci sia qualcosa, che lo sta facendo per i suoi interessi personali.
Non lo so. So solo che mi piacerebbe vedere, da qui al voto, un po’ di correttezza. Perché ultimamente ho visto delle cose davvero senza senso.
Attacchi personali, eccessivi. Sono cose che non ho mai fatto e che non farò mai, sono sempre stato contrario a questo modo di fare politica.
Questo è l’obiettivo di chi lo sta sostenendo: poi bisognerà vedere cosa farà il suo elettorato, quanti di quelli che l’hanno votato al primo turno poi tornerà a votarlo anche al ballottaggio. Che, non dimentichiamolo, sarà a fine giugno: estate piena, insomma.
Io la chiamo “democrazia liquida”. Dove è più importante quello che si scrive sul web, i tweet e i post sui social, rispetto a quello che esce dalle urne. Il primo turno è stato fissato nel ponte del 5 giugno, il ballottaggio quindici giorni dopo. La scelta deliberata è quella di diminuire l’affluenza.
Francamente, non lo so. Anche perché non è più come una volta, quando l’elettorato di destra era quello benestante che andava in vacanza e quello di sinistra era invece quello che le vacanze se le poteva permettere di meno. A parte che oggi è il contrario, ma queste categorie sono superate. Una scelta insensata, così come il passo indietro sull’idea di votare anche il lunedì.
Salvini è ovunque, riesce a fare anche sette o otto città al giorno, non capisco come ci riesca. Lo invidio, davvero: sarà la Isoardi che lo tiene sempre su di tono.
Quando è emersa questa idea, io gli ho chiaramente detto che non l’avrei fatto. Per prendere questa decisione servivano coraggio e scelleratezza, e lui non si è tirato indietro: questa cosa gli fa onore. Non è una scelta da poco, insomma: il giorno dopo il voto anche per lui sarà il momento di fare i conti con le urne. È stato coraggioso, io non l’avrei fatto.
Chi lo attacca non capisce, o finge di non capire, che il processo si farà comunque: un mese prima o un mese dopo, non cambia nulla.
Ha fatto una scelta “alla Maroni” e ripeto le stesse parole che ho usato per Bobo. Coraggioso ed encomiabile, in pochi al posto suo l’avrebbero fatto, eppure lui ha deciso di spendersi sapendo che se le cose dovessero andare bene sarà merito di Coldebella e Moretti, se invece andassero male sarà colpa sua. A proposito di basket, fatemi dire una cosa.
Diamo il giusto merito a Stefano Coppa: il Cireneo che ha portato la croce per un bel pezzo del Calvario e si è preso tutti gli insulti e gli sputi.
Mi è stato chiesto un parere su quanto sta accadendo in società e sulle decisioni da prendere. Io continuo a pensare che chi mette i soldi deve decidere. Se la soluzione che è stata trovata consentirà di fare un campionato dignitoso, che non significherà necessariamente strangolarlo come abbiamo fatto quest’anno esagerando anche un po’, andrà benissimo.
Lui ha creato quella Primavera che è arrivata alla finale scudetto che ci è stata rubata dalla Roma. Io farei una cosa molto semplice: prenderei metà del budget e lo investirei nel settore giovanile, dandolo in mano a Scapini. Questo garantirebbe il futuro del Varese a lungo termine, perché nel giro di due o tre anni i nostri ragazzi giocherebbero in prima squadra.













