«Il Varese in B per noi è la vita»

Per tanti comuni mortali il calcio può essere considerato come un semplice passatempo, per altri un mondo di arricchiti e di corrotti, per altri ancora una passione più o meno accentuata. Ma per qualcuno il calcio vale come la vita. E il Varese ha la fortuna di avere tanti di questi qualcuno. Che soffrono per lui, che lottano per lui e a fianco a lui. E che vivono in simbiosi con la maglia e la bandiera biancorossa. Le due storie che vi abbiamo raccontato sul nostro giornale sono quelle di persone normali. Ma speciali. Due storie diverse ma i cui cammini si incrociano verso il medesimo traguardo.

Luca Alfano. «Il Varese è una delle poche cose che mi danno ancora la gioia di stare al mondo. Mi dà sempre entusiasmo al di là del semplice risultato sportivo. Il Varese è la mia vita e non smetterò mai di ringraziarlo per la sua esistenza».

È stato costretto a passare più di un mese a Niguarda, per di più nel periodo più difficile di tutta la stagione. Ma la lontananza col Varese è stata solo geografica, non certamente affettiva. «Alzarsi e pensare al Varese, addormentarsi e pensare al Varese. Queste sono le mie gioie. Il Varese è la mia famiglia, ho incontrato e conosciuto persone meravigliose, che mi sono ormai amiche».

Il periodo buio è passato, ora Luca è di nuovo a casa e, se la febbre glielo consentirà, sarà al suo posto venerdì sera nel match della vita. «I valori si sono stabilizzati, ho recuperato anche un po’ di peso, lavorare su di me e pensare ai ragazzi mi ha sicuramente fatto bene». Come ha fatto bene al Varese la scelta di Bettinelli. «Ha inciso sul morale dei ragazzi, che avevano bisogno di una scossa. Il mister ha portato positività, e la squadra non ha ancora subìto gol». Ma il legame con Sottili è rimasto. «Secondo me il problema non era l’allenatore, comunque Sottili è contento e fiducioso, anche perché è uno dei primi tifosi biancorossi».

L’emozione più grande vissuta in questo campionato? «Il gol di Pavoletti negli ultimissimi minuti di Varese-Pescara. Pensavo spesso a quella partita nei momenti più complicati della stagione. Se abbiamo vinto quella partita e in quel modo, era impossibile che la squadra finisse in Lega Pro. Non è ancora detta l’ultima parola, ma la serie B non ce la può levare nessuno». E il sogno è sempre quello, «la serie A nello stadio nuovo».

Lorenzo Fidanza. «La storia del Varese sembra quella del mio papà. Più di due mesi in terapia intensiva, da giovedì scorso in pneumologia». Parole del figlio Fabio, il cui padre è ancora in lotta per sopravvivere dopo essere stato colpito da una terribile polmonite fulminante. Tifosissimo biancorosso da 74 anni, i medici lo davano già quasi per spacciato due mesi fa. Ma proprio alla vigilia di Novara-Varese, la partita che potrebbe tenere il Varese in B, Lorenzo ha rivisto la luce, e può guardare con più ottimismo al futuro. «Spero che la risalita del Varese coincida con la ripresa del mio papà, a cui darò la notizia della salvezza biancorossa strappandogli sicuramente un raro sorriso». Fabio sa quanto importante sia per il padre la maglia biancorossa. E anche per lui. «È mio papà che mi ha trasmesso la passione per il Varese da quando ero piccolo. Una passione che non potrà mai essere cancellata, anche nei momenti più bui».

Il cammino verso la salvezza, di Lorenzo e del Varese, non è ancora giunto al termine. «C’era molto pessimismo riguardo a entrambe queste storie. Oggi per fortuna le cose sono cambiate, e cerco di godermi il momento pur sapendo che l’opera deve ancora essere completata. Forza papà e forza Varese».

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