Giovane marocchina perseguitata da un connazionale: al fianco della ragazza e della sua famiglia si schiera la comunità islamica varesina. Ora il pubblico ministero Annalisa Palomba sta chiudendo le indagini a carico dello stalker di 33 anni preparandosi a chiedere il rinvio a giudizio.
A fermare il persecutore, dopo sei anni da incubo, gli investigatori della Digos della polizia di Stato di Varese. La storia racconta di un equilibrio tra mondo occidentale e mondo islamico; lei, 24 anni, bellissima, ma osservante della religione musulmana. Lei appartenente ad una famiglia perfettamente integrata: i genitori gestiscono un’attività commerciale.
Lei che si recava nella moschea per la preghiera come ogni credente. Sino a quando sei anni fa lui non la vede.
Anche lui, lo stalker, è parte della comunità islamica varesina e ne frequenta gli ambienti. Lui la vede e si innamora.
Inizia così a seguirla. La ragazza, all’improvviso, se lo ritrova in negozio dove lavora con i familiari. Se lo ritrova alla fermata del bus, se lo ritrova vicino a casa quest’uomo che dimostra più della sua età e che la fissa ossessivo. Lui a questo punto si dichiara. Non è proprio un amore romantico: in sintesi intima alla ragazza di diventare sua moglie. La mano viene chiesta anche ai familiari di lei, come vuole la tradizione.
Ma il no della ragazza viene ovviamente rispettato. E a fronte del rifiuto l’uomo perde la testa. Gli incontri frequenti diventano veri e propri pedinamenti. Lui la segue ovunque e la minaccia: «O diventi mia moglie o ti ammazzo».
Non solo: minaccia anche tutti i coetanei della ragazza. Chiunque si avvicini alla fanciulla viene preso di mira. In alcuni casi il marocchino ricorre, ancora una volta, a minacce di morte nei confronti di semplici conoscenti della giovane che, però, lui immotivatamente vede come rivali.
Lei resiste e lui gioca la carta della calunnia. In una comunità dove i costumi sono regolati da precise indicazioni, lo stalker inizia ad inventare bugie sulla giovane. Inizia a raccontare a tutti che lei è una poco di buono, che è una ragazza facile. Che insomma si concede.
Il persecutore sa perfettamente che sono tutte bugie, che la giovane si divide tra la casa e il negozio dei genitori. E le dice chiaramente qual è il suo scopo: «Se pensano che tu sia una poco di buono nessuno ti vorrà più». Un anno fa la giovane chiede consiglio ai genitori.
Il padre racconta l’accaduto ai vertici della comunità islamica varesina che chiedono formalmente l’intervento della Digos guidata da . La comunità, insomma, si schiera accanto alla giovane.
Gli investigatori hanno raccolto tutti gli elementi necessari. Lo stalking, per gli inquirenti è acclarato (la giovane ha dovuto cambiare tutte le sue abitudini di vita per sfuggire al persecutore) tanto che il pubblico ministero si prepara per chiedere il rinvio a giudizio.
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