VARESE Anche quest’anno il Festival del Racconto narra delle sue intersecazioni con l’arte e con il cinema. Dopo Gottardo Ortelli, Enrico Baj, Lucio Fontana, Vittorio Tavernari e Luigi Broggini, quest’anno sarà la volta dell’artista svizzero Willy Varlin. La mostra che sarà inaugurata l’8 ottobre alle 21 alla Galleria Ghiggini di Varese presenta il rapporto di Varlin con i suoi amici scrittori. Articolata con grandi opere pittoriche esposte accanto ad alcuni esempi grafici, l’esposizione indaga la sua arte vicina alle tematiche moderne. Nella pubblicazione degli Amici di Piero Chiara, il “Taccuino d’arte n° 6”,
dedicato a Varlin, sono raccolti, inoltre, i diversi contribuiti di prestigio: dal curatore Stefano Crespi con «Varlin nelle testimonianze degli scrittori» al direttore dei musei di Lugano, Bruno Corà. Un omaggio all’artista firmato da Vittorio Sgarbi e le testimonianze di Friederich Durrenmatt e Giorgio Soavi, accanto ad un testo inedito intitolato «L’occhio di Varlin» dell’architetto Mario Botta e un testo dell’amico collezionista Alain Toubas. Attraverso uno scritto, s’indaga inoltre, il rapporto tra Varlin e Giovanni Testori. Ad arricchire la pubblicazione c’è un ricordo della figlia dell’artista Patrizia Guggenheim e una lettera dello stesso Varlin.
La banca di Monate
Per quanto riguarda l’intreccio del racconto col cinema, dopo l’omaggio ad Ugo Tognazzi del 2006, la dedica a Totò nel 2007 e quella del 2008 rivolta a Dino Risi, in concomitanza con la sua scomparsa, quest’anno il pensiero è andato a Walter Chiari. Per l’esperto di cinema, Mauro Gervasini, che curerà l’intero ciclo d’incontri, nonostante i contatti già stabiliti con la famiglia dell’attore, resta ancora molto da definire nel dettaglio. Ma una cosa è certa, non mancherà la proiezione del film di Francesco Massaro «La banca di Monate». Una pellicola del 1976 tratta dal celebre racconto di Piero Chiara, ambientata nel 1949. Si narra la storia di un piccolo industriale dolciario che fonda una propria banca per rastrellare i risparmi della zona e reinvestirli nella sua “fabbrichetta”. E’ l’immancabile intricato garbuglio di fatti scaturito dalla penna vivace di Chiara dove spesso ad emergere non sono tanto le storie, quanto i personaggi. In questo caso, un brillante Walter Chiari si distingue nella satira di una nuova classe dirigente tutta casa, chiesa e affari.
v.colombo
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