Profughi, Maroni da Varese “Uno su tre sarà rimpatriato”

Profughi, Maroni da Varese “Uno su tre sarà rimpatriato”

VARESE Sono le 17 in punto quando in corso Matteotti s’assiepano polizia locale, agenti in borghese, scorta e tanti militanti per l’arrivo del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Tanti i militanti: «È la festa della sezione, facciamo una bicchierata insieme prima delle ferie e della riapertura, il 22 agosto» spiega il segretario cittadino Emanuele Monti mentre il numero uno del Viminale stringe mani e firma autografi. Con il ministro brindano Attilio Fontana, Sandy Cane e volti più o meno noti. Ma se Varese brinda in piazza Podestà prima e nella storica sede del Carroccio poi, l’attualità pressa: Tav, sindaci con le “ordinanze spuntate”, il Borghezio espulso, i congressi di settembre e i profughi che premono sui confini provinciali.Per tutto agosto ne

arriveranno quindici ogni settimana. A Varese hanno parlato chiaro: «Basta, abbiamo già dato» ma in altri comuni le porte sono rimaste sbarrate. Emergenza nell’emergenza. Il titolare del Viminale rassicura: «Stimiamo, secondo i dati che ho, che il 30-35% delle domande di asilo presentate non saranno accolte, e queste persone saranno tutte rimpatriate». Bene la «collaborazione istituzionale che si sta registrando sul tema» ma ancor meglio il fatto di «aver trovato nuove risorse per potenziare il sistema di accoglienza gestito dai comuni» in un quadro di collaborazione crescente con il comitato provvisorio: «Il nuovo ministro dell’Interno ha capito il problema, ci ha chiesto la fornitura di mezzi per la polizia libica che ci aiuterà, e gli ho detto di sì».

s.bartolini

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