– Il passaggio cruciale sarà l’elezione del nuovo segretario cittadino della Lega Nord, previsto tra settembre e ottobre. Da qui inizierà la lunga marcia del centrodestra a Varese, per cercare di recuperare il consenso perduto alle ultime comunali. E il punto fondamentale sarà verificare se, all’interno della sezione del Carroccio, prevarrà l’area più “oltranzista”, quella dei duri e puri che hanno fin dall’inizio mal digerito la scelta di un candidato civico, Paolo Orrigoni, a scapito di un leghista doc, tra cui sembrava prevalere il nome dell’attuale vicecapogruppo Carlo Piatti, oppure l’area più moderata, vicina a posizioni maroniane, di maggiore dialogo con il centrodestra. Dalla scelta di isolarsi e condurre una lotta solitaria, oppure cercare di
essere motore della rinascita del centrodestra, dipenderanno molte cose. E tutto sta nella scelta che fanno i militanti leghisti. La sconfitta alle elezioni, dopo oltre vent’anni di governo cittadino (sebbene all’inizio ci fosse solo la Lega Nord), che deriva innanzitutto da un dato oggettivo: la perdita di un’importante parte dell’ex coalizione di maggioranza, che era stata determinante sia per la vittoria di Attilio Fontana nel 2011 al ballottaggio, sia per il sostegno all’attività amministrativa dello stesso negli ultimi anni del secondo mandato. L’area che corrisponde agli ex Udc, a una parte di Forza Italia e anche una parte di Ncd. Di fatto, un centro moderato che a Varese ha dimostrato di essere sempre l’ago della bilancia.
Ora, la composizione del consiglio comunale mostra come la minoranza di centrodestra sia composta da tre gruppi, che si equivalgono più o meno come forza. La Lega Nord e la Lista Orrigoni hanno quattro eletti a testa: il segretario cittadino uscente Marco Pinti, gli ex assessori Fabio Binelli e Carlo Piatti e il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni nella Lega, Paolo Orrigoni, Rinaldo Ballerio, Valerio Vigoni e Luca Boldetti nella Lista Orrigoni. Forza Italia ha solo tre consiglieri, Simone Longhini, Domenico Esposito e Carlotta Calemme, ma si tratta di una differenza minima. Le forze sono quindi ben distribuite. Ma una linea comune, al momento, non sembra esistere. E in mancanza di una forza politica che sia di preponderante maggioranza, se non si attua una collaborazione e una condivisione dei programmi, il rischio è quello di non avere un blocco compatto nella minoranza. Del resto, che gli undici consiglieri di centrodestra avessero forti differenze, anche di sensibilità nei confronti delle istituzioni, lo si era capito chiaramente dalla prima seduta del consiglio comunale, quando al giuramento del sindaco Davide Galimberti i leghisti non si era alzati dalla sedia. Quindi, nelle settimane successive all’insediamento, i lumbard si sono subito caratterizzati per un’opposizione dura e senza fare sconti al neo sindaco. Al contrario, da parte dell’area più moderata della coalizione di centrodestra sono arrivate possibilità di un’apertura limitata. Dalla Lista Orrigoni, infatti, è stato detto che un’intesa su singoli provvedimenti amministrativi, se saranno condivisibili, avverrà. Lo stesso atteggiamento è intuibile all’interno di Forza Italia, dove coesistono due aree diverse, quella maggioramente antigalimbertiana e quella più di dialogo. Di fatto, quindi, l’opposizione rischia di spaccarsi, a meno che la Lega Nord non sappia ricucire il rapporto che già nei mesi precedenti alla campagna elettorale era venuto meno, per poi rinsaldarsi all’ultimo, attorno alla figura di Paolo Orrigoni, a pochissimi mesi dal voto.













