Afa, zanzare e arbitro Colpa nostra, no?

Un tiro di Balotelli nelle ultime due partite di un Mondiale che giustamente non vedrà più impegnata la Nazionale di Cesare Prandelli.

Questa, in estrema sintesi, è l’esperienza italiana ai Mondiali del Brasile.

Un’Italia che non avrà più Prandelli alla guida tecnica. Si è infatti dimesso, come si è dimesso il presidente federale Abete.

Un vero e proprio terremoto, ma qualcosa era nell’aria dopo Italia-Uruguay.

Nella gara decisiva, quella più importante, quella in cui sarebbe bastato un misero pareggio contro l’Uruguay, gli azzurri non hanno mai tirato in porta. I nostri avversari una volta, quanto serve per passare il girone preliminare e continuare a coltivare sogni di gloria.

Il nostro ct dà la colpa all’arbitro (più bollito delle due squadre), al caldo, al fatto che solo l’Italia ha dovuto giocare due incontri consecutivi alle ore 13 locali. È parso evidente, invece, che il problema fosse molto più grave e profondo.

Non è un caso se in Europa il calcio italiano sta contando sempre di meno. E la Nazionale è la diretta conseguenza di una crisi che da troppi anni sta imperversando nel pallone di casa nostra. Non è concepibile accettare passivamente quanto l’Italia ha fatto, e soprattutto non fatto, nelle gare contro Costa Rica e soprattutto Uruguay.

Il calcio è roba strana. Si parla di tattica, tecnica, schemi, pressing, ordine, fantasia, prestazione, cuore, coraggio, orgoglio. Partita della vita, dentro o fuori, tutto o niente, ricerca della perfezione e sparate simili. Poi quel che conta è il risultato. E stavolta il risultato è il frutto di quello che si è visto sul campo.

Poca tattica, niente tecnica, niente schemi, niente pressing, poco ordine, niente fantasia, niente prestazione, e soprattutto niente di niente per quanto riguarda cuore, coraggio e orgoglio.

La squadra, allineata col suo allenatore, parla di partita condizionata dal direttore di gara.

Era già successo con Moreno, ma in Corea gli azzurri avevano sbagliato l’impossibile. Qui c’è ben poco da recriminare, anche perché in dieci la Nazionale ha giocato (un po’) meglio che in undici, senza mai tirare in porta. Continuando a dare le colpe all’arbitro, all’afa, alle zanzare o agli elefanti, c’è il rischio di fare la stessa fine. In Russia come in Qatar. Povera Italia.

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