Roma, 12 ago. (TMNews) – Sono passati 50 anni dalla sua costruzione, eppure il Muro, distrutto nel 1989, proietta ancora la sua ombra su Berlino, i cui abitanti sentono di abitare, per lo più, nell’Est o nell’Ovest. “Sì, c’è sempre un grande muro, venti anni dopo la riunificazione i tedeschi si vedono ancora come stranieri gli uni di fronte agli altri”, stima Klaus Schroeder, politologo della Libera università di Berlino.
E oggi il Muro suscita ancora polemiche, divisioni, repliche: la leader della Linke (il partito erede della Sed), Gesine Lötzsch, ha definito la sua costruzione come una sorta di “necessità obbligata” da parte delle autorità della Ddr, scatenando l’indignata reazione dei partiti conservatori, che leggono in quelle parole tracce di revisionismo.
Domani, nella capitale tedesca, verrà osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime e la divisione della città, si fermeranno anche autobus e metropolitane. Alle 10 del mattino il presidente Christian Wulff deporrà una corona sul luogo dove è stato eretto il monumento alle vittime, nella Bernauer Straße, prima di pronunciare un discorso solenne. Saranno presenti anche il cancelliere Angela Merkel e il sindaco della capitale, Klaus Wowereit.
Il Muro fu “l’inizio della fine della libertà”, scrive oggi la Bild che riassume alcuni numeri: eretto a cominciare dalla notte del 13 agosto, il Muro costò alla Ddr 400 milioni di marchi: era lungo 167,8 chilometri, altro 3,60 metri e aveva 302 torrette di sorveglianza. Per controllarlo vi erano 11.500 soldati di frontiera, 500 civili e 992 cani. Nel tentativo di oltrepassare il Muro hanno perso la vita 137 uomini, 1393 tra le due Germanie.
Secondo uno studio dell’istituto di ricerca IW, il pil per abitante dell’ex Ddr corrisponde oggi al 70% di quello di un tedesco della Rft, contro il 30% nel 1991. Secondo Schroeder, bisognerà aspettare ancora “tra i 15 e i 20 anni prima che le differenze est-ovest si trasformino in semplici differenze geografiche”.
Fcs
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