GALLARATE (r.m.) Infermiere del pronto soccorso si impossessava delle fialette di morfina destinate ai pazienti e le sostituiva con altre di atropina per non destare sospetti. Non fosse stato per una collega diligente che, all’atto di somministrarlo a un paziente, ha avuto la briga di leggere l’etichetta, probabilmente le conseguenze sarebbero state drammatiche. «L’atropina è un potente stimolatore cardiaco», spiega Edoardo Ghirardi, farmacologo, «iniettarlo in vena a un paziente che non ne ha bisogno può anche causarne la morte».
Per la cronaca, in pronto soccorso la morfina è un farmaco antidolorifico che viene somministrato a pazienti molto sofferenti e nella terapia del dolore.
L’indagato è un infermiere professionale del pronto soccorso di Gallarate che, l’altra mattina, si è visto notificare dalla polizia la sospensione dell’esercizio di pubbliche funzioni, misura cautelare “interdittiva” emessa dal gip Chiara Venturi, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Polizzi. I reati ipotizzati nei suoi confronti vanno dall’esercizio abusivo della professione medica al peculato.
Messo di fronte alla pigna di indizi a suo carico raccolti nel corso delle indagini, S.C, 28 anni, residente in un Comune alle porte della città, dipendente dell’azienda ospedaliera Sant’Antonio Abate da qualche tempo, è crollato e confessato l’addebito. Ora la sua carriera è a rischio.
Da mesi l’indagato non lavorava più in reparto. Da quando è scoppiata la vicenda, la direzione ospedaliera ha preferito infatti metterlo in aspettativa. Ma c’era il rischio, a distanza di tempo, che potesse ricominciare a lavorare. Per questo motivo l’autorità giudiziaria ha ritenuto di intervenire e scongiurare l’eventualità che potesse tornare a indossare il camice verde.
I fatti risalgono all’estate 2008 quando in pronto soccorso alcune anomale sparizioni di medicinali soggetti a prescrizione avevano insospettito la direzione ospedaliera. Sospetti che si sono concretizzati quando, un’infermiera del reparto sua collega di lavoro, si casualmente è accorta che la fiala di morfina che si stava preparando a iniettare al paziente, non era affatto
di morfina bensì di atropina, farmaco usato per le patologie cardiache. L’azienda ha avvisato a quel punto la polizia di Gallarate avviando, al contempo, un’indagine interna parallela volta a scoprire il responsabile. Le indagini, condotte in maniera tradizionale e servendosi anche di intercettazioni telefoniche, hanno portato al responsabile che, messo alle strette, ha ammesso l’addebito.
astinenza
E’ emerso dalle indagini della polizia che l’indagato facesse personalmente uso della morfina sottratta al lavoro. Insomma, un tossicodipendente a tutti gli effetti che aveva trovato il modo di evitare le crisi di astinenza. Mentre altri farmaci, soggetti a prescrizione medica e anche loro spariti misteriosamente dagli scaffali, è risultato che il 28enne li abbia ceduti gratuitamente a terzi senza ricetta. In particolare ad un drogato che frequentava l’ospedale e, qualche volta, si fermava pure nei pressi a bivaccare la notte. Ecco il motivo dell’accusa di esercizio abusivo della professione medica da cui deve difendersi.
Raffaele Mezzetti
e.marletta
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