Celebrare Peo Maroso vuol dire ricordarne innanzitutto la semplicità che lo rendeva grande. Un uomo spontaneo, genuino, come il suo modo di affrontare ogni situazione, anche quelle più tese, con la capacità di saper sciogliere le tensioni, magari attraverso un’arrampicata al Sacro Monte, a mangiare pane e salame tutti insieme.
E proprio così il Varese 1910 ha voluto ieri commemorare, a due anni dalla scomparsa, un uomo che per i colori biancorossi ha dato tutto nelle varie fasi della sua vita, da giocatore prima, da allenatore e presidente poi.
Il mister Bettinelli con la squadra, poi Mario Belluzzo e Lele Ambrosetti, e ancora Paola Frascaroli, anima e promotrice della passeggiata mattutina, terminata al ristorante “Colonne” a consumare quel pasto tanto semplice ma così caro al Peo, che tante volte in passato aveva condotto su per le cappelle i suoi ragazzi, per distendere i nervi e ricominciare insieme.
«Senza mai mollare, ma credendoci sempre e lottando, con umiltà, come direbbe anche oggi mio padre a questo Varese» racconta la figlia del Peo, Daniela Maroso.
«Il Sacro Monte per papà era un luogo speciale, ne era profondamente innamorato e lo sono anche io. Per questo è stato particolarmente toccante rivivere con la squadra quell’esperienza che così spesso mio padre aveva voluto fare in passato».
Un vincente il Peo, come ha ricordato la stessa Daniela nella lettera dedicata al padre, con la quale lo ha voluto ricordare, una volta giunti a destinazione. «E oggi – ne sono certa – papà è felicissimo di vederci qui, tutti insieme, perché sa perfettamente quanto queste situazioni aiutino a cementare il gruppo, a stare meglio insieme, consentendo di superare i momenti di difficoltà che ogni squadra si trova ad affrontare, o ad accrescere l’entusiasmo, quando tutto gira per il meglio».
Un legame fortissimo quella fra Maroso e il Varese, malgrado il suo cuore – ricorda la figlia – fosse naturalmente diviso fra l’amore per il biancorosso e quello per i colori granata del suo Toro. «Ma Varese ha dato tantissimo a mio padre e lui ha contraccambiato con il suo operato, nei tanti ruoli che è stato chiamato a ricoprire».
Vicinanza che significa anche affetto e riconoscenza, reciproche, con il club. «Tutta la nostra famiglia è grata al Varese 1910 per ogni iniziativa e ogni momento dedicato alla memoria di mio padre, il quale condividerebbe con noi questo sentimento».
«Maroso è un nostro simbolo, riconosciuto da tutti, e per questo sarà sempre ricordato dalla società, come abbiamo voluto fare in questa occasione, con il presidente Laurenza che ha accolto con grande gioia la mia proposta di organizzare questa escursione, pur non potendo essere presente per via di impegni in Lega Calcio» spiega Paola Frascaroli.
Tanti i volti giovani in questo Varese, affidato alla guida di Stefano Bettinelli. Ragazzi che in molti casi vestono i colori tanti cari al Peo solo da poche settimane e che non hanno avuto la fortuna e l’esperienza di conoscere di persona Maroso. «Ma il nostro capitano sì ed è per questo che con gli occhi, durante la passeggiata di ieri, sono andata più volte a osservare lo sguardo di Neto e ho visto in lui la consapevolezza nel gesto che stavamo compiendo e la commozione per il ricordo di un grande personaggio» conclude Paola Frascaroli.
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