Roma, 12 lug. (Apcom) – Eugenio Vagni è al sicuro e “sta bene,
compatibilmente con la lunga prigionia”: la Farnesina ha
confermato la liberazione del volontario italiano della
Croce Rossa rapito da un gruppo di ribelli islamisti a metà
gennaio nell’isola di Jolo, nel sud delle Filippine, assieme allo
svizzero Andreas Notter e al filippino Jean Lacaba.
E’ “la fine di un incubo” per l’ingegnere originario di
Montevarchi, in provincia di Arezzo, che era impegnato nel Paese
asiatico per un progetto umanitario di acqua e igiene: e proprio
così ha definito la liberazione di Vagni il fratello Francesco. I
due fratelli si erano sentiti per l’ultima volta lo
scorso 26 giugno ed Eugenio “non era in condizioni buone di
salute”, ha detto il fratello riferendosi all’ernia di cui soffre
il volontario.
Migliaia di soldati e poliziotti filippini erano stati
mobilitati dalle autorità filippine per accerchiare i militanti
del gruppo islamista Abu Sayyaf: ma alla fine, come ha spiegato
il ministro degli Esteri Franco Frattini, “non c’è stato
nessun blitz, non c’è stata quella prova di forza che avrebbe
potuto mettere in pericolo l’incolumità fisica del nostro
connazionale”. Frattini ha indicato invece che “c’è stato un
lavoro paziente, capillare e alla fine evidentemente i gruppi dei
sequestratori si sono sentiti nella condizione di doverlo
liberare”. Prima di Vagni erano stati liberati i suoi due
compagni di prigionia.
Vagni è afflitto da un’ernia del disco ed è stato costretto
durante la sua prigionia a continui spostamenti nella giungla
tropicale: nonostante ciò, ha indicato il ministro Frattini, sta
abbastanza bene anche se “le sue condizioni di salute richiedono
qualche attenzione”. Anche per questo, “dipenderà da lui se vuole
imbarcarsi in aereo e rientrare subito in Italia oppure no”.
La liberazione di Vagni, ha spiegato il commissario straordinario
della Croce rossa italiana, Francesco Rocca, “è stata “gestita
bene per quello che ne sappiamo, nel migliore dei modi, senza
riscatti”. Frattini ha manifestato la propria gratitudine alle
autorità filippine per il loro operato, e ha ringraziato il
Comitato Internazionale della Croce Rossa, la Croce Rossa
italiana, l’Unità di Crisi e l’Ambasciata d’Italia a Manila che
hanno seguito da vicino e costantemente il caso.
Ape
MAZ
© riproduzione riservata










