Il nuovo Italicum viaggia sull’asse con FI

Primi via libera con gli emendamenti Finocchiaro. Premio di lista oltre il 40% e sbarramento al 3%

La nuova versione dell’Italicum, con il premio assegnato alla lista che supera il 40%, approda ufficialmente in Parlamento. A formalizzarla è stata Anna Finocchiaro, relatrice alla riforma elettorale, che l’ha depositata in commissione Affari costituzionali del Senato subito dopo un altro passaggio importante: l’approvazione con voto trasversale di un ordine del giorno di Roberto Calderoli che, in una prima versione, sarebbe stato uno sgambetto a maggioranza e governo. Ma la nuova legge potrebbe essere accompagnata da una clausola di salvaguardia che riporterebbe al Mattarellum in caso di elezioni anticipate, così come sembra abbiano ventilato ieri in giornata proprio Finocchiaro e il ministro Maria Elena Boschi. A far sì che comunque quella di ieri sia una

giornata positiva per Renzi è il fatto che in Commissione Affari costituzionali della Camera siano stati confermati senza modifica i primi due articoli della riforma del Senato. Il tutto con Forza Italia che ha votato sempre assieme alla maggioranza. Una conferma della solidità del patto del Nazzareno.Premio alla lista che prende il 40% dei voti, sbarramento al 3% per i partiti non coalizzati, 100 collegi plurinominali con i capolista bloccati: l’Italicum 2.0, come lo ha definito lo stesso Renzi indicando il nuovo accordo raggiunto con la maggioranza e assorbito, salvo pochissime eccezioni, nel Patto del Nazareno prende forma con la deposizione di due emendamenti che danno, di fatto, un nuovo volto alla futura legge elettorale.

Il premio è alla lista e non più alla coalizione, e viene assegnato al partito che ottiene almeno il 40% dei voti, tre punti in più rispetto al 37% incluso nel testo approvato nel marzo scorso a Montecitorio. La soglia di sbarramento per le liste singole e non collegate si abbassa dall’8% al 3% mentre resta invariata, fermo restando che il premio non è più previsto alla coalizione, la soglia di sbarramento del 12% dei voti «per le coalizioni di liste che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il 4,5% dei voti validi espressi».

Il nuovo impianto prevede 100 collegi plurinominali e capolista bloccati. In ciascun collegio l’elettore «ad esclusione del capolista» – al quale il voto dato alla lista – potrà dare due preferenze con l’obbligo di destinare la seconda ad un candidato di sesso diverso da quello al quale è andata la prima preferenza. Il capolista potrà essere candidato in una o più circoscrizioni e fino ad un massimo di dieci collegi plurinominali», si legge nell’emendamento 1.500 del relatore che prevede, inoltre, fino a 9 eletti per ciascun collegio.

Rispetto al ddl della Camera appare più rigida in quanto, aldilà dell’obbligatoria diversità di genere per la seconda preferenza, si prevede che «i candidati siano collocati secondo un ordine alternato di genere» e non più con il solo limite «di non più di due candidati consecutivi del medesimo genere».
Nel numero totale dei capolista non può inoltre esservi più del 60% di candidati dello stesso sesso. Prevista l’obbligatorietà da parte dei partiti che si candidano di indicare al momento del deposito del contrassegno programma elettorale e leader della forza politica.

È il tassello mancante, al momento, del nuovo impianto, dopo che la riformulazione dell’ordine del giorno Calderoli ha stralciato una clausola che prevedeva il ripristino del Consultellum, anche per il Senato, in caso di voto anticipato.
Se ne riparlerà da lunedì della prossima settimana in commissione e il dibattito si preannuncia spinosissimo.