Roma, 26 ago. (TMNews) – Lo cercavano “casa per casa” a Tripoli,
sarebbe invece tornato nella città natale di Sirte. Prosegue la
caccia a Muammar Gheddafi: la Nato ha bombardato il suo quartier
generale, andando probabilmente al di là della risoluzione
dell’Onu sull’intervento in Libia. Ma ormai quello che interessa
è porre fine alla guerra, dare inizio alla nuova era. E finché
Gheddafi non sarà preso, vivo o morto, i suoi cecchini
continueranno a difendersi. E a sparare.
La situazione a Tripoli, dopo la confusione di ieri, appare più
stabile e chiara: il 95 per cento della capitale sarebbe in mano
ai ribelli, almeno secondo Abdel Nagib Mlegta, responsabile
militare degli insorti in città. “Ci sono solo poche sacche di
resistenza” nei quartieri di Salah al-Din e Abu Salim, ha
dichiarato, aggiungendo che la speranza è quella di “catturare
Gheddafi nelle prossime 72 ore”.
Le forze fedeli al Colonnello combattono. E chi scappa, invece,
si vendica come può: più di 150 prigionieri sarebbero stati
uccisi a Tripoli dalle guardie lealiste, prima di fuggire di
fronte all’avanzata dei ribelli. “Ci sono stati degli episodi di
vendetta nelle ultime ore prima della caduta del regime. A Bab
al-Aziziya (quartier generale di Gheddafi, preso martedì), c’è
stato un massacro” ha dichiarato Mlegta.
Non tutti, comunque, si sono allineati alla posizione dei Paesi
occidentali: l’Unione africana (Ua) non intende riconoscere il
Consiglio nazionale di transizione (Cnt) come autorità legittima
in Libia, fino a quando i combattimenti andranno avanti. Lo ha
specificato il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, a margine
della riunione a livello dei capi di Stato del Consiglio di pace
e sicurezza dell’Unione africana sulla situazione in Libia, ad
Addis Abeba. “Se si combatte, si combatte. Non possiamo stare qui e dire che c’è un governo legittimo ora”. Zuma ha poi chiesto un “immediato cessate il fuoco”.
L’Unione africana ha inoltre lanciato un appello per la
formazione di “un governo di transizione che includa tutte le
parti in causa”, compresi i funzionari del regime. Un esecutivo
“che sarebbe il benvenuto” nell’organizzazione.
Pca
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