Corruzione, pugno di ferro di Renzi: «Pagheranno fino all’ultimo centesimo»

Il premier: alzeremo la pena minima a sei anni e allungheremo la prescrizione. Gli arrestati si difendono: «Siamo innocenti». Le mire della Cupola sul Viminale

Linea dura del premier Matteo Renzi sulla corruzione. «I corrotti pagheranno tutto. Fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo centesimo», scrive il premier su Twitter. «Giovedì mattina (domani, ndr) alle 8 porteremo quattro piccole grandi modifiche al codice penale» in materia di corruzione, annuncia in un video Renzi. «Si alza la pena minima della corruzione, da quattro a sei anni, per cui se hai rubato puoi patteggiare ma un po’ di carcere lo fai», spiega.

Renzi annuncia anche che sarà allungato il periodo di prescrizione per i reati di corruzione e che sarà reso «molto più semplice procedere alla confisca dei beni chi ha rubato ed è condannato con sentenza passata in giudicato». «Si dovrà restituire il maltolto fino all’ultimo centesimo se è provata la corruzione», dice ancora Renzi.

«Carminati è tutto tranne che un mafioso. La mafia romana non esiste». Parola dell’avvocato del presunto boss Giosuè Naso, secondo il quale «dopo 4 anni di indagini e milioni spesi non è che sia venuta fuori poi questa cosa…». Massimo Carminati è «una roccia» in carcere, dice il suo legale. Gli altri arrestati interrogati ieri – quattro degli otto finiti ai domiciliari – respingono le accuse. Oggi gli ultimi interrogatori in procura a Roma, da domani si passa al Tribunale del Riesame dove i legali chiederanno la revoca dell’arresto e soprattutto contesteranno l’associazione mafiosa.

Dal mare delle carte dell’inchiesta intanto emergono altri dettagli sulla rete di rapporti degli uomini considerati legati a Carminati e a Salvatore Buzzi, il suo braccio imprenditoriale.

Una trama che arrivava – o aspirava ad arrivare – anche al ministero degli Interni e al Vaticano. Al Viminale si muoveva Luca Odevaine, un passato nelle amministrazioni locali di sinistra e un presente al Tavolo nazionale su immigrati e richiedenti asilo. Da lì – per 5 mila euro al mese pagati da Buzzi, secondo il Ros – cercava di orientare le scelte a favore delle coop sociali di Mafia Capitale.

Odevaine si muove anche in ambienti vicini alla curia romana. Il Vicariato si dice «del tutto estraneo» alle attività della Cooperativa «Domus caritatis» e del Consorzio «Casa della solidarietà», che non sono «riconducibili all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, di cui è in corso la procedura di estinzione». Con il camerlengo di San Trifone parlava Odevaine ricevendo promesse di «passaggi molto in alto».

Al Vaticano puntavano invece Ernesto Diotallevi, boss storico indagato come referente di Cosa Nostra a Roma e in rapporti con Carminati. Lui e il figlio Mario erano entusiasti di aver agganciato nel febbraio 2013 il faccendiere Paolo Oliverio, poi arrestato per una truffa da 10 milioni all’Ordine dei Camilliani.

Stando all’indagine interna del governatore Zingaretti, le mani di Mafia Capitale non hanno toccato gli appalti della Regione Lazio: nessuna delle 18 gare organizzate dalla Centrale unica degli acquisti da maggio 2013, una partita da ben 3 miliardi di euro, è stata aggiudicata a una delle società coinvolte nell’inchiesta «Mondo di mezzo». Bloccata in itinere anche la gara più preoccupante, quella da 60 milioni sul Centro unico prenotazioni delle Asl, quella cioè su cui il presunto sodalizio criminale agli ordini di Massimo Carminati stando agli investigatori aveva messo gli occhi: per precauzione dovrà essere pubblicato un nuovo bando.