I lavoratori de La Quiete in Regione Lombardia «per parlare di futuro». Ieri pomeriggio incontro in clinica tra i lavoratori combattenti della struttura sanitaria, il presidente della commissione regionale Sanità e il consigliere regionale Lega Nord . L’invito è arrivato immediatamente: «Un’audizione congiunta con commissione regionale Sanità e commissione regionale Attività produttive – hanno detto Rolfi e Monti – con i lavoratori e le parti
sociali. Per discutere con voi di come le istituzioni possano intervenire per garantire futuro alla struttura. Ma anche, perché non dobbiamo essere ciechi ma pragmatici, per discutere di eventuali ammortizzatori sociali, qualora questo percorso non dovesse concludersi come invece tutti ci auguriamo che si concluda. Ovvero con la clinica aperta come è ora, con un’eccellenza della sanità varesina indispensabile alla città mantenuta e potenziata».
L’incontro di ieri era già in programma: ieri invece avrebbe dovuto esserci il secondo accesso alla clinica sotto sfratto dell’ufficiale giudiziario, poi rinviato in vista dell’udienza del primo febbraio in tribunale a Varese dove il gruppo Sant’Alessandro, che possiede i due rami d’azienda che mantengono aperta la clinica, e il gruppo Ansafin, nel cui fallimento la clinica è rimasta coinvolta nel 2009 si confronteranno. «Ero venuto qui da varesino pronto a lottare con voi – ha detto Monti – perché questa clinica è un valore della mia città. Se chiudessero La Quiete sarebbe come se chiudessero il Sacro Monte. E io mi opporrò sino a quando possibile a questo: dico no».
Rolfi ha voluto conoscere sino in fondo la storia della clinica: «Il punto è il contenzioso tra il gruppo Sant’Alessandro e il gruppo Ansafin – hanno spiegato i rappresentanti sindacali – Il primo non ha trovato qui ciò che ha acquistato sulla carta, come macchinari sequestrati per i mancati pagamenti da parte del secondo gruppo. E allora non ha pagato l’affitto passando dalla ragione iniziale al torto. E’ questo il punto che bisogna sciogliere: ci sono degli interessamenti concreti. Anche da parte di imprenditori locali. Ma per diventare definitivi questi interessamenti devono avere garanzia di poter ripartire da zero: il contenzioso pregresso deve restare fuori dalle trattative».
E Rolfi e Monti si sono impegnati: «L’audizione congiunta serve anche a questo. A capire cosa le istituzioni possano fare». L’accreditamento del poliambulatorio è stato un primo passo: «Il presidente Maroni lo aveva garantito – ha detto Rolfi – è ha mantenuto l’impegno«. «Un impegno – hanno detto i lavoratori – che rende più appetibile la clinica a eventuali privati acquirenti». Regione Lombardia ieri ha messo sul piatto tutta la sua disponibilità «ad essere garante davanti all’interesse di privati nell’acquisto della struttura», ha detto Rolfi. «Una struttura – ha aggiunto Monti – che è necessaria, e lo stato delle degenze lo dimostra, alla sanità cittadina». C’è tra l’altro in Comune, «depositato – hanno spiegato i rappresentanti sindacali – un progetto già varato per un ampliamento di 30, 35 posti letto. La struttura può avere un futuro».
Monti, nel parlare di contratti di solidarietà, «nei vostri confronti”, ha aggiunto: “i problemi di questa clinica non sono correlabili alla qualità del servizio definita eccezionale dai varesini. C’è un contenzioso, ci sono questioni giuridiche aperte. Che non riguardano però ne i lavoratori ne i pazienti. E non dovranno essere loro a farne le spese».












