Caso Amalfi. L’accusa chiede l’ergastolo per Argenziano

L’uomo, secondo la Procura, avrebbe ucciso la moglie soffocandola. La difesa chiede l’assoluzione

Morte di Stefania Amalfi: l’accusa chiede l’ergastolo per Alessandro Argenziano. Non solo: oltre a tutte le aggravanti del caso, il pm Antonio Cristillo ha chiesto anche una condanna a due anni e sei mesi per i maltrattamenti che, secondo la procura, l’uomo avrebbe inferto alla moglie prima di ucciderla nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2015 nella loro abitazione di

via Conca d’Oro a Varese. Per l’accusa Argenziano avrebbe sedato la moglie, soffocandola salvo poi simularne il suicidio. «Questo non è un processo facile. Ci sono elementi che potrebbero farlo apparire nebbioso ma non è così»,ha detto il pm. «Argenziano ha fornito, in merito alla morte della moglie, una miriade di versioni tutte diverse tra loro nessuna delle quali risulta essere credibile».

Il pm si è quindi concentrato sul dettaglio tecnico in relazione alle modalità con le quali, per l’accusa, Amalfi fu uccisa dal marito. L’autopsia non ha però rilevato alcun collasso delle mucose interne che è invece conseguenza della morte per soffocamento. «Argenziano ha utilizzato un materiale morbidissimo per soffocare la moglie che, non dimentichiamolo, era sedata e assolutamente incapace di ribellarsi. È bastata ad Argenziano una pressione molto leggera per uccidere senza causare il collasso delle mucose interne, dunque». Cristillo quindi ha parlato del movente: «il ritornello di tutte le testimonianze ascoltato riguarda la continua ricerca di denaro di Argenziano. Il movente è quello economico: incassare la polizza sulla vita della moglie di cui era il solo beneficiario». L’accusa ha sottolineato che Argenziano è capace di intendere e di volere, ha un comportamento antisociale e che dalle intercettazioni emerge il «suo modo d’agire assolutamente spregiudicato».

Furio Artoni, legale di parte civile che rappresenta i familiari di Amalfi, ha sottolineato un dettaglio importante: «sul farmaco che Stefania avrebbe assunto per suicidarsi – ha detto – non è stata trovata alcuna impronta. Se Stefania lo avesse preso per ingerirlo le impronte risulterebbero. Sembra invece quasi che sia stato ripulito». Artoni ha definito Argenziano come soggetto pericolosissimo «che ha già commesso reati contro la persona e il patrimonio». Quindi si è associato alle richieste dell’accusa. Stefano Amirante, legale di Argenziano, ha invece messo in evidenza «come non vi sia alcuna prova della morte per soffocamento. Niente è emerso dall’autopsia. Non c’è prova non solo che il mio assistito abbia commesso un omicidio, ma che vi sia stato un omicidio». Ha aggiunto che mai, durante le numerose visite in pronto soccorso di Amalfi, sono stati riscontrati segni riconducibili a maltrattamenti, «mentre la donna aveva poco prima del decesso, già tentato due volte il suicidio”» Il difensore ha chiesto l’assoluzione piena. Processo rinviato al 7 aprile per repliche e sentenza.