Asta deserta: nessun acquirente per la clinica La Quiete. Ieri mattina, davanti al giudice fallimentare Miro Sant’Angelo s’è consumato quello che potrebbe essere l’ultimo atto per la struttura sanitaria varesina coinvolta nel fallimento Ansafin nel 2009 e mai uscita da un tunnel di difficoltà causate anche dal gruppo che ha acquistato i due rami d’azienda che tenevano in vita quella che dal 1919 è un’eccellenza. Nessuna offerta per l’acquisto della struttura in sede d’asta fallimentare.
Una sassata per i 60 dipendenti che da mesi lottano per resistere: la clinica è sotto sfratto esecutivo a causa del mancato pagamento dell’affitto da parte del gruppo frosinate Sant’Alessandro al fallimento e i dipendenti sono riusciti a rinviare lo sgombero occupando la clinica. E continuando a fare il loro lavoro ogni giorno: tuttora ci sono degenti nella struttura, mentre le iniziative con esami gratuiti o a prezzi calmierati per aprire la struttura alla cittadinanza hanno visto i varesini accorrere numerosi. Hanno lottato da leoni da dicembre sino ad oggi: si sono rifiutati di smettere di lavorare per riuscire a traghettare la clinica aperta e funzionate sino all’asta di ieri, nella convinzione che, chi opera in ambito sanitario, mai avrebbe acquistato una struttura vuota e priva dei permessi Ats.
Ci sono riusciti continuando a sperare: «oggi non è una buona giornata», commentava ieri i lavoratori dopo il verdetto dell’asta. Ora bisognerà capire come funziona: nuova asta a prezzo ribassato oppure si passerà a trattativa privata? «Se sarà una nuova asta nella migliore delle ipotesi non sarà bandita prima del periodo estivo – spiegano i lavoratori – quasi impossibile riuscire ad evitare lo sfratto per altri mesi». Difficile, difficilissimo: dopo ieri la chiusura della struttura è quasi già realtà. Sul da farsi i lavoratori
decideranno domani. Alle 17.30 di venerdì si terrà in clinica l’assemblea dei lavoratori per decidere e votare come comportarsi. Se andare via, se smettere l’occupazione, oppure scegliere altre strade tutte da individuare. Una delle possibilità, visto che il gruppo Sant’Alessandro deve ancora delle mensilità arretrate ai lavoratori, tre mesi almeno di stipendi non pagati, i lavoratori potrebbero giocare d’anticipo presentando aprendo una vertenza e portando loro al fallimento del gruppo Sant’Alessandro. «Ma deciderà l’assemblea – spiega Davide Farano, Rsu Cigl – quale linea seguire».
Farano aggiunge, da lavoratore, a titolo personale e non come sindacalista: «l’assenza della proprietà oggi. Il fatto che dopo l’asta deserta, dopo che era stato asserito di avere dei progetti da portare avanti, non c’è stata nemmeno una telefonata è di una gravità estrema». Lunedì mattina arriverà in clinica l’ufficiale giudiziario: «per altre questioni ma noi temiamo, visto l’esito della gara, faccia un nuovo accesso per lo sfratto. Qualora l’assemblea decidesse di smettere il presidio permanente inizierebbero le procedure di sfratto». Prima i pazienti, poi le apparecchiature. I lavoratori sono senza ammortizzatori sociali. «Ci sentiamo comunque di avere vinto. Di avere dimostrato – conclude Farano – di avere a cuore il futuro della struttura oltre che del nostro lavoro. Varese oggi ha perso, ma noi abbiamo vinto».













