In merito all’arresto del ventisettenne tunisino avvenuto lo scorso 22 marzo a Varese per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, arresto poi che era stato convalidato con decisione di sottoporre il ventisettenne alla misura di custodia cautelare in carcere, la conoscente che era con lui al momento del fatto (e che non è in alcun modo coinvolta nella vicenda giudiziaria a carico del giovane) ha voluto precisare che «il ragazzo non ha mai inneggiato all’Isis. La sorella, che vive in Austria, non può averlo dichiarato. Ne l’ho mai dichiarato io. Non è mai accaduto».
Al giovane tunisino è stato contestato anche il possesso di due spinelli. «Non aveva droga con sé – spiega la conoscente – Quello che i poliziotti hanno trovato è soltanto il mozzicone di una sigaretta appena fumata lasciato nel posacenere della macchina».
Gli inquirenti stanno verificando anche la provenienza di 400 euro di cui il ventisettenne è stato trovato in possesso al momento dell’arresto: «Non sono certamente provento di spaccio di droga. Quei soldi sono stati inviati al ragazzo, che è attualmente disoccupato, dalle sorelle che lavorano in Austria presso una famiglia altolocata. Ci sono tutti i tracciati dei trasferimenti del denaro».
Infine la conoscente ha voluto dare le proprie spiegazioni su altri dettagli. «Non ci sono mai stati maltrattamenti nei confronti della sorella da parte del giovane con lo scopo di farsi consegnare del denaro».
Sull’arresto per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, infine, la conoscente del giovane tunisino ha voluto dire: «l’accaduto sarà definito in sede processuale».
Oggi è in programma la prima udienza.













