– Rischio-stangata fiscale sui frontalieri: «Sia più graduale e l’eventuale extragettito rimanga sul nostro territorio». Lo chiederà il consiglio provinciale, in mozione pro-frontalieri che verrà discussa oggi a Villa Recalcati. E l’assessore regionale conferma: «Correttivi da discutere nei tavoli della Regio Insubrica».Mentre il ministro degli esteri ieri era a Neuchatel, in Svizzera, per parlare anche di ratifica dell’accordo fiscale italo-svizzero (e delle «discriminazioni» del Canton Ticino, così le ha definite, su casellario giudiziario e albo per gli artigiani), Provincia e Regione si muovono in difesa dei frontalieri. Ma su binari paralleli.
Villa Recalcati oggi prova a votare una mozione unitaria per mettere paletti precisi sull’accordo fiscale. All’ordine del giorno del consiglio provinciale un documento, firmato da tutti i gruppi, «di sostegno ai Comuni e all’economia di frontiera nell’ambito della revisione dell’accordo Italia-Svizzera del 1974». Nel documento, indirizzato a Governo e parlamento, sono contenute una serie di richieste per garantire i Comuni di frontiera e il territorio nel suo complesso, di fronte al rischio del maxi-trasferimento di ricchezza (si parla di mezzo miliardo di euro) che potrebbe comportare la nuova normativa sulla doppia imposizione, una volta a regime. A partire dal fatto che «nella legge di ratifica del trattato si provveda ad assicurare ai Comuni di frontiera l’equivalente dell’attuale ristorno delle imposte versate dai lavoratori frontalieri secondo l’accordo del 1974» e che «recepisca l’attuale meccanismo di redistribuzione dei ristorni a Comuni, Comunità Montane e Province o enti di area vasta», anche attraverso la previsione di «un Comitato di gestione dei fondi derivanti dalla tassazione dei lavoratori frontalieri in cui siano rappresentati gli enti beneficiari».
Ma si parla anche di «prevedere con l’eventuale extragettito derivante dall’entrata a regime del trattamento fiscale Irpef dei frontalieri la costituzione di un fondo destinato a potenziare le infrastrutture nelle zone di confine e di un fondo sociale per i territori interessati». E ancora, di adoperarsi affinché l’armonizzazione fiscale garantisca una «gradualità modulata temporalmente in un periodo non inferiore ai 15 anni, senza aggravi per i lavoratori frontalieri “entro fascia”» e affinché la «franchigia» per i frontalieri introdotta in legge di
stabilità diventi «permanente agevolazione Irpef». Infine, occhi puntati anche sul fondo di disoccupazione, sul cui utilizzo si «apra un tavolo con il ministero del welfare» e sull’esclusione di «qualsiasi iniziativa discriminatoria e lesiva nei confronti di cittadini italiani occupati in Svizzera e di aziende italiane interessate al mercato elvetico». Un documento che si pone l’obiettivo di trovare la condivisione di tutti, anche se il capogruppo della Lega Nord chiederà di esplicitare in modo più chiaro «il coinvolgimento di Regione Lombardia».
Perché Longhin spiega di «non apprezzare il voler mettere un “cappello” all’iniziativa» da parte del presidente che ieri sera ha convocato i sindaci per illustrare la mozione. Regione Lombardia peraltro si muove. Ieri l’assessore Brianza si e’ incontrata e ha raccolto le istanze di sindacalisti, associazioni di categoria, frontalieri e sindaci. «In questa partita – spiega Brianza – non si deve sottovalutare il ruolo della Regio Insubrica, ente di dialogo tra Regione Lombardia, Canton Ticino e Regione Piemonte; i tavoli che costituiremo saranno infatti fondamentali per trovare una sintesi indispensabile per la risoluzione delle problematiche legate ai transfrontalieri».













