I lavoratori non mollano La Quiete: «Continueremo visite ed esami»

Ieri l’assemblea ha deciso all’unanimità. Intanto spunta la speranza per due acquirenti

I lavoratori della clinica La Quiete di Varese continueranno l’occupazione: così ha deciso, all’unanimità, l’assemblea convocata ieri alle 17.30. La struttura sanitaria, coinvolta in un grosso fallimento datato 2009 poi sfociato in un procedimento penale ancora in corso, è sotto sfratto esecutivo.

Dopo il fallimento furono acquisiti da un gruppo societario di Frosinone i due rami d’azienda che mantengono la struttura in vita. Il gruppo non ha però versato l’affitto al fallimento ed è in arretrato con tre mensilità ai dipendenti. Il tribunale fallimentare ha quindi messo sotto sfratto la clinica. I dipendenti l’hanno occupata, continuando a lavorare e ad accudire i pazienti. In campo è scesa anche la politica, a cominciare dal presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, per cercare di salvare la struttura che è eccellenza sanitaria indispensabile al territorio dal 1919. La speranza era quella di evitare lo sfratto sino all’asta fallimentare del 29 marzo. Data in cui si sperava venissero presentate offerte per l’acquisto della clinica. L’asta è andata deserta e l’ufficiale giudiziario è ormai alle porte.

Ieri l’assemblea dei lavoratori doveva decidere se continuare o abbandonare la battaglia arrendendosi così allo sfratto. «Abbiamo deciso di continuare con l’assemblea permanente – spiega Cinzia Bianchi, della Cgil – non ci muoviamo». Lunedì l’ufficiale giudiziario potrebbe eseguire un nuovo accesso. «Ci troverà qui – spiega – i 60 dipendenti continueranno a lavorare. I pazienti saranno accuditi e gli esami continueranno ad essere eseguiti. Non ce ne andiamo

non sgomberiamo nulla. Abbiamo avuto anche contatti con due gruppi che sembrerebbero interessati alla gestione della struttura». Questa per i lavoratori potrebbe rappresentare una speranza. In ogni caso l’assemblea permanente andrà avanti. Se una nuova asta ci sarà non sarà prima del periodo estivo. Lo sfratto pende sempre come una spada di Damocle ma una nuova gestione, che pagasse affitto e stipendi, potrebbe essere una soluzione temporanea.

La politica unita, a cominciare da quella regionale, ha mostrato tutta la disponibilità possibile e vicinanza assoluta ai lavoratoti. Regione Lombardia ha rinnovato gli accreditamenti mostrando la fiducia che l’istituzione ha nella clinica. La Regione inoltre sarà interlocutore e anche partner di una nuova eventuale proprietà. Il futuro, insomma, ci sarebbe. Servono acquirenti, però.

La paura è che ci sia qualcuno alla porta che attende di poter acquistare la clinica, vuota e magari abbandonata e fatiscente per poco, trasformandola poi in un complesso residenziale di lusso.