Un spazio commerciale con due vetrine che si affacciano sulla strada e l’intero primo piano di un palazzo (di 150 metri quadri): entrambi vuoti e sfitti da quasi 30 anni.
Nulla di particolarmente raro, se non per il nome del proprietario: Stato. Si proprio lo Stato con la “S” maiuscola.
Uno Stato in crisi per i conti che non tornano ma che, come un “pascià”, continua a pagare la sua parte di spese condominiali della palazzina in pieno centro presso cui ha i locali sfitti. Tutto questo accade in via Speroni 5. Fino a qualche anno fa lo Stato pagava anche il riscaldamento centralizzato.
Se adesso il conto si è abbassato è perché, dopo aver installato le valvole, il riscaldamento si paga al consumo.
Saputo di questa storia, provocatoriamente, un agente immobiliare ha pensato di attaccare un cartello alla vetrina, con scritto: «Questo negozio è di proprietà dello Stato. Negli ultimi 30 anni avrebbe potuto realizzare circa 300 mila euro di locazione, ma è rimasto vuoto».
I negozianti nei dintorni raccontano che nel passato qualcuno si è interessato a quegli spazi, ma la trattativa con lo Stato non è semplice.
E così i locali sono sempre rimasti vuoti, costituendo un mancato introito di denaro e un costo per tutti i cittadini. «Fino a circa 25 anni fa in quegli spazi c’era l’ufficio invalidi – spiega , figlio del costruttore della palazzina, che risale al 1964, nonché titolare di uno studio di geometra che ha sede al quinto piano dello stesso immobile – Ricordo che al piano terra c’era la sala d’attesa e che le visite si facevano al primo piano. Si saliva con l’ascensore».
«Io penso che èsia una vergogna – aggiunge , il titolare del negozio Fantasia che si trova affianco ai locali sfitti – Aumentano le tasse per tutti per far quadrare i conti dello Stato, che poi sperpera mantenendo immobili che non utilizza».
« Ogni giorno in Italia c’è qualcuno che si suicida perché non riesce ad arrivare alla fine del mese, mentre chi dovrebbe garantire ai cittadini una vita dignitosa non fa fruttare i suoi immobili».
«Noi non ci occupiamo dell’affitto, ma solo della gestione delle parti comuni» spiega lo studio Alemanni, che amministra la palazzina.
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