Confessione choc dopo otto anni. «L’ho colpito io e l’ho ucciso»

«Cobertera non ha fatto nulla. La mia chiamata in correità è fasulla. Sono stato soltanto io a colpire, con le coltellate all’addome T. L’ho ucciso io. Tutto il resto era falso». Il contesto in cui si inserisce la confessione choc è quello dell’omicidio di via Ravasi, consumatosi a Varese il 7 novembre 2008. L’ammissione di aver mentito arriva da , che in una lunga lettera inviata agli avvocati difensori di , assolto in primo grado dall’accusa di omicidio volontario dalla corte d’assise presieduta da e poi condannato all’ergastolo in secondo e terzo grado, confessa: “Mentii”. In sede processuale fu proprio Calcano a confermare che il delitto fu compiuto da entrambi. Se di bugia si trattò le conseguenze per il presunto complice furono pesantissime: condanna al carcere a vita. Da quella lettera gli avvocati difensori di Cobertera e hanno costruito una richiesta di revisione del processo nella sua interezza. Una richiesta di revisione che ha passato un primo filtro: i magistrati del tribunale di Brescia, competenti in relazione al procedimento, non l’hanno archiviata. Ma hanno fissato un’udienza per il prossimo 30 giugno dove la richiesta sarà discussa: il tribunale si pronuncerà al termine

del procedimento. E il processo a carico di Coberta potrebbe quindi essere tutto da rifare. Calcano, accoltellatore reo confesso, fu condannato a 30 anni con rito abbreviato. Cobertera ebbe il fine pena mai. Stando a Calcano, da innocente. Il delitto maturò nell’ambito del commercio di droga. Un debito non pagato sarebbe stato alla base dell’assassinio. Cobertera, in alcuni passaggi delle sentenze d’appello e cassazione, viene indicato quale mandante dell’omicidio. Ma c’è oggi la completa ritrattazione di Calcano. Fu solo lui ad agire e di sua iniziativa. Calcano nella lettera avrebbe anche spiegato il perché di quelle sue bugie, quasi volesse andare a compiacere chi lo stava interrogando. La via di un nuovo processo per un Cobertera a due facce – nei giorni successivi al delitto si raccontava che fosse arrivato da poco da New York e che Cobertera non fosse il suo nome ma un’identità fasulla per sfuggire alla giustizia Usa – è aperta ma affatto spianata. Esiste in diritto il principio del concorso morale. In questo caso di un concorso morale in omicidio da parte di Cobertera. Un concorso morale che potrebbe essere messo sullo stesso piano di un concorso materiale al delitto.