Settimana Ferragosto con picchi d’accesso al pronto soccorso di Varese preferito da molti pazienti a medici di base e guardia medica. «È un problema di sistema – spiega , segretario Fimg – Ed è un problema regionale e non soltanto varesino: da 15 anni la sanità in Lombardia viene privata di quegli interventi di “manutenzione” mirati a renderla moderna». Una sanità “ospedali centrica”, insomma: «Andava bene negli anni Settanta – aggiunge Ponti – Oggi siamo nel 2013”».
Un problema alla volta. Prima di tutto il pronto soccorso dell’ospedale di Circolo durante la settimana di Ferragosto: «Abbiamo avuto un’unica giornata di vero picco, lunedì 12 agosto – spiega il primario– Nel resto della settimana, confrontando i dati, abbiamo avuto un afflusso identico a quello dell’anno scorso. Anzi forse qualcosa in meno nelle giornate del 14 e del 15 agosto». Un afflusso comunque sempre intenso . «È fisiologico durante il periodo estivo – ha detto Perlasca – Abbiamo sempre fatto tutto il possibile per fronteggiare situazioni critiche». E anche Perlasca parla di un problema di sistema, sistema che a sua volta definisce non ottimale. Perché? «Se non è del tutto vero che durante il periodo estivo i pazienti si rivolgono a noi preferendoci ai sostituti dei loro medici di base – dice Perlasca – è vero che i pazienti di medici accorpati noi non li vediamo praticamente mai». In sintesi: durante i periodi in cui il medico di famiglia viene temporaneamente sostituito causa ferie alcuni pazienti preferiscono rivolgersi al pronto soccorso anche per patologie molto semplici anziché rivolgersi ad uno sconosciuto.
«Capiamoci – dice Perlasca – Non è un problema di sfiducia. I medici sostituti sono ovviamente medici eccellenti, ma il paziente ha difficoltà a rapportarsi con uno sconosciuto. I medici di base che invece si accorpano tra loro, più medici in una sola struttura, possono offrire una diversa soluzione». Ciascun medico ha pazienti diversi i quali, però, conoscono tutti i professionisti che operano all’interno dell’accorpamento superato il problema della non conoscenza.
«Sono anni che noi caldeggiamo questo tipo di soluzione – aggiunge Ponti – Sono anni che Regione Lombardia non fa nulla per caldeggiare a sua volta un sistema capace di risolvere più di un problema». In primo luogo il servizio al paziente.«Il rapporto tra paziente e medico di famiglia è gioco forza un rapporto fiduciario – spiega Ponti – Se il paziente può all’occorrenza, dovendo rivolgersi ad un medico diverso, può contare su un professionista che in ogni caso conosce e mantiene questo tipo di rapporto reciproco fondamental». E infine: «Tutte queste persone non si rivolgeranno più al pronto soccorso struttura deputata per sua natura a fronteggiare soprattutto emergenze».
Quindi snellimento dei tempi d’attesa, condizioni di lavoro migliori per il personale, accessi mirati agli ospedale in base alle tecnologie che questi mettono a disposizione con scelta dei sistemi di cura più appropriati. «Questa è la punta dell’iceberg – conclude Ponti – Il modello sanitario lombardo copia quello inglese risalente al 1978. Soltanto che in Inghilterra questo sistema dal ’78 ad oggi è stato riammordenato, mutato e attualizzato sette o otto volte. Da noi non è mai successo».
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