Rai; Pd sfida Pdl: Subito riforma condivisa. Governo: Prima cda

Rai; Pd sfida Pdl: Subito riforma condivisa. Governo: Prima cda


Roma, 7 feb. (Apcom)
– Una riforma stringata per un’approvazione
lampo. Un solo articolo su cui costruire una convergenza tra
maggioranza e opposizione per modificare i criteri di nomina del
cda previsti dalla Gasparri e liberare la Rai dai partiti. Il Pd
lancia la “sfida” al Pdl, ma incassa un “no, grazie” dalla
maggioranza: l’urgenza, ora, è nominare un nuovo consiglio di
amministrazione.

La proposta messa sul tavolo dal Pd interviene sull’articolo 49
della legge Gasparri e prevede un Cda più snello, composto da 5
consiglieri “di nomina parlamentare ma selezionati dalla società
civile” più l’amministratore delegato, “il quale assume poteri
esecutivi pieni”, nominato “attraverso un avviso pubblico
dell’Agcom che indichi un profilo manageriale e l’elezione da
parte del Cda con la maggioranza dei due terzi, un presidente
eletto dalla commissione di Vigilanza con la maggioranza dei due
terzi”. Ancora, “non può essere nominato nel Cda chi nel biennio
precedente abbia ricoperto incarichi di governo, incarichi
elettivi politici o ruoli e uffici di rappresentanza nei partiti
politici, sia stato in Autorità indipendenti o sia portatori di
interessi in conflitto con l’esercizio di consigliere
d’amministrazione della Rai”. Il mandato di consigliere dura 6
anni e non può essere rinnovato.

In sostanza, “un passo indietro” rispetto alla proposta Gentiloni della scorsa legislatura, che affidava il controllo dell’azienda a una Fondazione, e un passo verso la proposta depositata in Senato dal capogruppo del Pdl in Vigilanza, Alessio Butti. Il tutto, spiega il ministro ombra delle Comunicazioni, Giovanna Melandri, per “contribuire anche con la riforma della Rai a questa stagione costituente” culminata con le intese sul nome di Zavoli e sulla legge elettorale europea. E, soprattutto, “perchè continuare con questo modello significa lasciare inefficienza, inefficacia e giochi di

partito, una scelta che oggi sarebbe letale per il servizio pubblico”. Senza contare che, sul rinnovo del Cda già all’ordine del giorno della commissione di Vigilanza, pende la spada di Damocle della Corte costituzionale che a breve dovrà pronunciarsi sul ricorso di Angelo Maria Petroni, col rischio di invalidare le eventuali nomine fatte con la legge Gasparri: “C’è il rischio – avverte il capogruppo a San Macuto Fabrizio Morri – che insediamo domani il nuovo Cda e un mese dopo questo venga inficiato dal pronunciamento della Consulta”.

Ma governo e maggioranza declinano l’offerta: “Ci sarà tempo e
modo per entrare nel merito della proposta del Partito
Democratico. Ma ora abbiamo un’esigenza ineludibile: dare subito
all’azienda un nuovo consiglio di amministrazione”, taglia corto
il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, aprendo alla
possibilità che “fin dalle prossime settimane, si possa avviare
un dialogo tra maggioranza ed opposizione anche in vista della
definizione del nuovo contratto di servizio tra governo e azienda
radiotelevisiva pubblica”. E’ “impossibile immaginare il varo di
una nuova legge in pochi giorni”, liquidano la questione i
capigruppo del Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e
Maurizio Gasparri: “Non c’è tempo – insistono – per ulteriori
dilazioni e le scelte che abbiamo fatto in Parlamento nei giorni
scorsi si collegavano in maniera evidente e compresa da tutti ad
una immediata designazione dei nuovi vertici del servizio
pubblico”.

Intanto, un nuovo fronte polemico si apre sulle indiscrezioni,
poi confermate, circa un nuovo richiamo della Ue, secondo cui la
procedura d’infrazione contro l’Italia per la legge Gasparri va
avanti. “Come volevasi dimostrare”, commenta l’ex ministro delle
Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che vede nel nuovo intervento di
Bruxelles la conferma che la Gasparri vada modificata. “Rompo la
riservatezza che ha contraddistinto fin dall’inizio i contatti
tra me e la Commissione Europea, solo per rispondere a Gentiloni
che ha preso un duplice abbaglio”, è la replica di Romani,
secondo il quale “in nessun momento è stata messa in discussione
dalla Ue la legittimità e l’efficacia del decreto del giugno
scorso, così come nessuno ha mai detto che la procedura di
infrazione fosse archiviata. Il dialogo costruttivo con le
Commissarie Reding e Kroes, attivato immediatamente da questo
ministero, riguarda due temi di carattere tecnico e prosegue con
l`obiettivo di arrivare ad un risultato positivo”.

Grb

MAZ

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