«Siamo molto preoccupati: i nostri tre negozi di pelletteria e abbigliamento a Sharm el Sheik sono completamente fermi a causa della mancanza di turismo: per come stanno le cose al momento, possiamo mangiare pane e acqua».
Queste le parole di , una donna di Ispra che da 15 anni vive in Egitto. Alessandra è sposata con un uomo egiziano e ha deciso di aprire la propria attività a Sharm, ma le cose per gli affari non stanno andando come sperato.
Allarmismo eccessivo
«Non riusciamo a capire tutto questo allarmismo e il perché abbiano bloccato i voli per Sharm el Sheik che è talmente lontana dai subbugli che nuovamente si stanno verificando in Egitto – spiega – Al momento siamo in vacanza qui in Italia ma a settembre torneremo a Sharm dove sappiamo che la situazione è sicura: non metterei mai a rischio la vita delle mie tre figlie solo perché sono innamorata dell’Egitto».
Ma se il turismo non approda a Sharm anche gli affari subiscono un tracollo. «Abbiamo atteso tutto l’anno questo periodo di alta stagione che si sta rivelando un flop a causa della errata informazione delle emittenti straniere. Anche se non lavoriamo, dobbiamo comunque pagare gli affitti dei negozi che sono altissimi: si tratta 1400 dollari al mese e nessuno ci fa sconti. Ci stiamo chiedendo se valga la pena tenere aperti i negozi in questo periodo».
Alessandra, dopo aver vissuto 15 anni in Egitto, ne ha viste di tutti i colori. «Non è sempre stato rose e fiori: nell’attentato nel 2004, ad esempio, mi sono saltati in aria due negozi. In questo momento le località di villeggiatura marittime, come Sharm e Marsa Alam, sono sicure. È un peccato mettere in crisi l’economia di questi posti: mi metto, ad esempio, nei panni degli egiziani che lavorano come dipendenti all’interno dei negozi che rimarranno a casa perché non si lavora e non potranno più mangiare».
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