Che stavolta in casa Pd ci credano davvero lo si capisce da una visita non scontata e finora mai avvenuta. Perché mai era successo che un presidente del consiglio facesse tappa sotto il Bernascone a una manciata di giorni dalle urne – l’appuntamento è per il 5 giugno – per mettere la mano sulla spalla di un candidato sindaco, il coetaneo Davide Galimberti, del suo stesso partito. Il Partito Democratico.
Ma tant’è: nell’era di Renzi, Renzi spariglia e mette Varese sul podio delle città sulle quali l’obiettivo é appuntare il “bollino dem”. Visita istituzionale, dice l’avvocato Galimberti prima dell’arrivo del segretario, che su di lui ha puntato per scalzare dopo 23 anni la Lega dalla poltrona più alta di Palazzo Estense. Se la vittoria dovesse arrivare, potrebbe segnare un punto preziosissimo nel casellario elettorale democratico, che si gioca partite decisive quanto incerte nella capitale, a Milano, Napoli, Bologna e Torino. E proprio da Torino, dove nel tardo pomeriggio ha lanciato l’uscente Piero Fassino, è partito ieri Matteo Renzi per raggiungere il cinema Vela di Varese. Città blindata, assalto di cronisti, pienone nei 996 posti in sala e un ritardo che a un certo punto fa tremare. Alle 21 passate il clima si scalda. Alle 21.20 l’annuncio: «Dieci minuti e cominciamo».
Ed eccolo premier-segretario, un lanciarazzi fiorentino nella culla del Carroccio. Ovazione e cellulari puntati sull’uomo di Palazzo Chigi. Ma le danze non iniziano subito. Prima il segretario regionale Alessandro Alfieri presenta uno per uno i candidati sindaco di centrosinistra nei comuni sopra i quindicimila abitanti, con Samuele Astuti ed Edoardo Guenzani a raccogliere i primi applausi. «Matteo, li avevi lanciati tu…. Ora manca Varese» scandisce Alfieri. «Noi vogliamo metterci a disposizione di questa città. Accanto a Davide c’è il Partito Democratico, ma ognuno con il suo ruolo, non serve averne
più di uno…». E la stoccata al governatore-candidato Maroni é servita.La palla passa quindi a Galimberti: «Noi in questi mesi ci stiamo comportando come se questa città la governassimo già, abbiamo parlato con molti esponenti del tuo Governo del futuro di Varese». Quelle che mette sul tavolo sono le richieste per Varese affinché «Varese possa ottenere davvero» qualcosa di concreto: «L’isolamento é perdente». Niente parcheggio alla Prima Cappella, valorizzazione del Sacro Monte, largo Flaiano, tempi certi per l’attuazione dei programmi e compenso del sindaco parametrati ai risultati che l’amministrazione raggiungerà.
Ed ecco Renzi: «Essere sindaco, e Davide é il futuro sindaco di Varese, cambia la vita. Tutti vedono che il sindaco é il primo cittadino ma in realtà è l’ultimo perché, disse un anziano quando io sono diventato sindaco, tu sei quello che deve spegnere la luce alla sera… Perché il sindaco è quello che si prende cura della città e della comunità, che ha un’anima. E le comunità ha un’identità ed esserne parte vuol dire essere felici quando una scuola vince un torneo di matematica o tristi quando ti avvisano che un ragazzino dopo un incidente non c’è l’ha fatta. Fare il sindaco é questo». Non fare il primo della classe, ma rappresentare le comunità.
Renzi torna sul referendum di ottobre: «Per ridurre una volta per tutte i gli inciuci e le accozzaglie varie e il numero di politici. Io amo la politica, quella nobile e di servizio, in cui si é parte della comunità, quella che non ti spinge ad avere paura anche di quello del piano di sotto. Questa é la politica che difendiamo, questa é la politica dei nostri sindaci».
E al capolista della Lega, ovvero Maroni, non le manda a dire: «ofelè fa el to mesté». E incalza: «Ma come fanno a dire aiutiamoli a casa loro quando hanno tagliato i fondi della cooperazione internazionale?». «Non mi rivolgo ai parlamentari leghisti, che Roma ladrona ma poi sono rimasti lì, ma gli elettori della lega spesso sono animati da una passione vera per la riduzione dei costi della politica e lo vorrei dire a loro… Al referendum la cosa é semplice: se voti sì riduci le poltrone, é evidente che i parlamentari della Lega, ogni tre ne salta uno, dicono di no. Ma l’elettore della Lega si rende conto che c’è una distanza enorme tra quello che la Lega diceva un tempo e quello che dice oggi. Quelli che vogliono tagliare i costi della politica oggi siamo noi. Il tempo della Lega é finito».
Renzi tira su l’umore della platea, l’applausometro, e affonda: «Quello che lega i nostri sindaci é una visione carica di comprensione ed é un giudizio reale su ciò che l’Italia può fare nel futuro. In un mondo in cui qualcuno vorrebbe far crescere di nuovo i muri, noi siamo quelli della piazza, del volontariato, del terzo settore. Siamo quelli che pensano di avere valori economici e umani. Oggi o scegli la strada della paura, e lo stanno facendo nelle primarie americane e qualcuno lo vorrebbe fare anche in Italia, o scegli quella del coraggio e vedi che il futuro é la più grande possibilità di portare avanti i nostri valori. L’Italia é qualità e bellezza». L’Italia di Renzi è un Paese punto di riferimento per Pmi e grandi industrie. Un paese dove non c’è invidia ma prospettiva. Un paese dove la cultura ha un’anima.. «Davide, noi ti daremo una mano. Tempi certi? Giusto, e stangheremo chi fa il furbetto del cartellino». Efficienza della pubblica amministrazione. «Davide, ti daremo una mano perché l’Italia ha bisogno di Varese, della sua laboriosità e di gente che si spacca la schiena».













