«Lo stipendio da sindaco andrà in beneficenza»

Attorno a un tavolo - Paolo Orrigoni ha invitato i giornalisti al ristorante del Tigros di Buguggiate

Un pranzo nel cuore dell’azienda per dire che lui, l’azienda, non la lascerà, anche nel caso in cui gli elettori lo investano del ruolo più importante per la città di Varese. Ma non è un capriccio, né un bisogno. Si tratta di una precisa visione della politica e dell’amministrazione: «E’ indispensabile mantenere il rapporto con la realtà. Amministrare significa anche saper percepire i cambiamenti: per questo è importante attingere alla concretezza del mondo del lavoro. Non voglio essere dipendente dalla politica, né economicamente, né a livello di pensiero».

C’è anche tanto altro nel suo desinare con i giornalisti di ieri all’interno del nuovo punto di ristoro del Tigros di Buguggiate. Tra una tagliata di manzo e una macedonia, un Paolo Orrigoni rilassato e determinato si apre nel giudizio a una campagna elettorale alle ultime battute, illustra le prime idee sulla giunta che guiderà in caso di elezione, anticipa quella che sarà la sua domenica di voto e annuncia: «Non percepirò lo stipendio da sindaco». Quello che potrebbe apparire uno slogan ad effetto per chiudere con il botto un giorno prima del silenzio pre-elettorale, per Orrigoni è in realtà una semplice conseguenza della volontà di continuare a essere leader d’impresa («Mi aiuteranno gli ottimi 10 manager che con me hanno cresciuto l’azienda e mia sorella Veronica – anche lei presente al tavolo – cui andranno buona parte delle mie deleghe e con cui ho un pieno rapporto di fiducia»): «La politica non è un lavoro e quindi il mio stipendio da primo cittadino verrà messo a disposizione per altre cose, per esempio per dare un reddito a chi non ha un impiego. Spero che questo sia da stimolo per tutti coloro che verranno eletti in consiglio comunale». Il candidato sostenuto dal centrodestra sente anche il sostegno dei suoi dipendenti: «All’inizio c’è stata un po’ di normale preoccupazione per la mia scelta di candidarmi, ma ora sento la loro fiducia. Sono le persone che mi conoscono meglio». Il giudizio sulla sua campagna («degli altri non parlo»): «Ho centrato l’obbiettivo di farmi conoscere per quello che sono ed è una bella sensazione. Ho affrontato questi mesi con grande curiosità, preoccupandomi sempre di spiegare il “cosa”, il “perché” e il “come” di ogni argomento: la concretezza è un mio cruccio. Ho cercato soprattutto di ascoltare: il rapporto creato con i cittadini deve essere mantenuto anche dopo le elezioni».

I partiti a suo sostegno (punto stimolato anche dalla presenza questa sera – alla festa di chiusura che coinvolgerà tutti i capilista – di Matteo Salvini): «I partiti politici sono delle associazioni di idee. Quando esse vanno contro il buonsenso mi trovano contrario, altrimenti ben vengano. Ho trovato facilità nel far passare la mia linea, forse perché sono credibile. Salvini sul palco oggi? Nell’appoggiarmi è sempre stato leale, ma la mia campagna la chiuderò io: non ho bisogno di promettere ai cittadini aiuti esterni per fare il sindaco». La sua eventuale giunta: «Sarà basata sulla rappresentatività e sulla competenza. Le deleghe saranno 9, con delle diversità rispetto al presente (assessorato allo sviluppo economico ndr). Andrà poi rinforzato l’assessorato a Famiglia e Persona, che dovrà essere più efficace. Quante donne? Non è serio dirlo prima delle elezioni. Eventuali conferme? C’è chi ha lavorato bene e mi piacerebbe avere ancora con me». Dovesse uscire sconfitto dalla tornata elettorale, Orrigoni conferma che si impegnerà sui banchi dell’opposizione e chiude sulla sua domenica “x”: «Starò con la mia famiglia, poi andrò a dormire. Lunedì si lavora: ho già un impegno per le 8.30…».